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RECENSIONE
03/10/2011

Nella storia riscritta dai Captain Mantell, il capitano Mantell non muore inseguendo un Ufo, ma si perde nello spazio e poi torna sulla terra. Dopo "Long Way Pursuit" (l'inizio dell'avventura) e "Rest in Space" (la scoperta dello spazio), arriva "Ground Lift", l'album del ritorno sul nostro pianeta. Certo, si tratta sempre del ritorno di una truppa stellare, quindi lo sguardo è quello di chi vive il suo essere un terrestre con un certo disagio. È un disagio abbastanza diffuso, e viene affrontato in modi disparati, che vanno dal diventare astronauta, all'essere un geek, allo scrivere opere di fantascienza. E al fare una musica retrofuturista che sembra effettivamente essere stata immaginata da un gruppo di cosmonauti sparati nello spazio negli anni settanta e ripiombati sulla terra trent'anni dopo nel bel mezzo di un rave.

Immaginario da sci-fi d'annata (in questo senso anche l'artwork è emblematico), orecchiabilità quasi beat, debiti nei confronti dell'immancabile new wave e delle sperimentazioni dei pionieri dell'elettronica, lunghi assoli space rock, attitudine punk, e synth onnipresenti che spesso paiono riprodurre segnali dallo, o per lo, spazio profondo. Il finale dell'ultima traccia, così pulsante, si direbbe proprio un messaggio in codice lanciato a qualcuno che possa riportare i tre viaggiatori interplanetari da dove sono venuti, come se il ritorno non fosse stato questo granché (e vorremmo ben vedere: saranno pure atterrati in un rave, ma poi fuori dalla discoteca hanno trovato "Mr B"!)  

Tracklist

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