08/02/2002

Li avevo lasciati senza contratto, ripromettendomi di incatenarmi sotto la sede di qualche major discografica nel caso in cui i 3000 Bruchi avessero continuato a muoversi nel limbo mentre i Lunapop se ne andavano in giro a vendere dischi e girare film.

Rieccoli ora sulla mia scrivania, di nuovo con un CD masterizzato completamente autoprodotto: mi viene da pensare che i discografici non abbiano orecchie (e neuroni), perché non é pensabile lasciare a piede libero un gruppetto del genere.

I 3000 Bruchi riprendono il discorso esattamente da dove lo avevamo lasciato: un pop stramaledettamente accattivante. Cinque potenziali hit radiofoniche, a dimostrazione di come si possa essere altamente commerciabili senza doversi necessariamente ridurre a suonare pupazzate per pupazzi.

La musica dei ragazzi bolognesi é un vecchio carillon impiastricciato da inserti elettronici, organetti lontani, una chitarra che saltella tra distorsioni e suoni puliti, una ritmica non sempre liscia e una voce che ci ricorda che Stephen Malkmus non é l'unico stonato in grado di canticchiare ritornelli orecchiabili.

Può bastare.

Inutile farla troppo lunga, a quanto pare le mie parole servono a poco, ma é fuori di ogni dubbio che i brani contenuti in La Mala ordina, i Bruchi cantano valgono senz'altro il prezzo di un biglietto che prima o poi qualcuno dovrà metterci in vendita.

Pronto? Hey! Mi sentite?

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