Grey Elephants fall 2002 - Psichedelia, Pop, Alternativo

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In rari casi succede che, terminato il primo ascolto, venga voglia di lasciar scorrere una seconda volta l'ennesimo cd appena arrivato da chissà quale band, ma ancor più raramente accade di avere voglia di intraprendere immediatamente il terzo ascolto e poi il quarto. Stavolta l'impresa é toccata ai Grey, formazione di quattro elementi proveniente dalla provincia di Mantova. "Elephants fall" il nome del dischetto che da qualche giorno sta deliziando le mura della mia stanza.

Chiariamolo subito: nulla di nuovo all'orizzonte, ma non credo di poter essere smentito sostenendo che il Chris Cornell di "Sweet euphoria" sarebbe entusiasta di questo lavoro e che anche Jeff Buckley non disdegnerebbe un affettuoso e incoraggiante sorriso al lavoro di questi ragazzi.

A questo punto credo che le coordinate siano state ben tracciate e non escludo che molti di voi penseranno all'ennesimo esercizio stilistico di pura imitazione. Tecnicamente parlando é innegabile la presenza di violenti deja vu degli artisti sopra menzionati (ai quali aggiungerei l'immancabile Thom Yorke), ma questa consapevolezza non é sufficiente a liquidare un gruppo la cui musica continua a girare nel mio stereo.

Il suono dei quattro galleggia su caldi flussi chitarristici, in cui si fondono momenti elettroacustici e sinuosi riff distorti, in un sottile gioco melodico dal battito rallentato. Le note scorrono soffici e avvolgenti, con fraseggi strumentali presi in prestito tanto da "Sketches (for my sweetheart the drunk)" quanto da "Ok computer", ma é fuori di dubbio che i brani della band entrino in circolo soprattutto grazie ad una intepretazione vocale che ruba i tratti somatici di Buckley e Yorke, sfidandoli tanto nei falsetti quanto nei momenti più impetuosi.

Il dilemma é come giudicare un gruppo che, pur sfiorando il plagio, riesce a produrre un risultato che ha del sensazionale; difatti, nonostante si tratti di un semplice demo, questo lavoro potrebbe essere, così com'e', un degno rivale di produzioni d'oltremanica come Coldplay, Turin Brakes, Starsailor e tutti gli altri inglesotti idolatrati come next big thing.

Ora non resta che porci ad un bivio e scegliere ognuno la propria strada di giudizio: i puristi e gli amanti dell'originalità a tutti i costi possono tranquillamente gettare in un letamaio questo disco, io invece me lo tengo stretto con la ferma intenzione di ascoltarlo per tanto tempo, sperando esista qualche etichetta disposta a produrre un vero disco a questi ragazzi per poi regalarmene una copia...

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La recensione Elephants fall di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2002-02-18 00:00:00

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