29/02/2012

Stoner fino al midollo, i veneti Underdogs. Si sente dalle prime battute di “Prove You Wrong” l’influenza dei Queens of the Stone Age, con quelle frasi esplosive di chitarra ritmica, pronte a saturarsi di distorsione nei bridge più rallentati. E ancora di più con quel basso metallico e gonfio, vero trascinatore del disco, con giri di grande impatto sia sonoro che melodico-ritmico.

Simone Vian, principale autore nonchè cantante degli Underdogs, è bassista e verosimilmente parte dal suo strumento per concepire i pezzi: non si spiegherebbero altrimenti riff così efficaci e spontanei come quelli di “Mad Cow”, “Into the Wild”, “Devil dancing”. In quasi tutti i brani di “Revolution Love” sono proprio le quattro corde di Vian ad accendere la miccia, da cui poi prenderanno fuoco il fuzz del chitarrista Michele Fontanarosa e le svisate dell’ottimo batterista Sandro Vazzoler (purtoppo, apprendiamo dal booklet, non più membro della band).

Questo terzo album degli Underdogs contiene anche qualche accenno di garage-punk (“Mother Fuzzers”) e di grunge scuola Alice in Chains (“Helpless”), ma in generale si mantiene abbastanza granitico, come sound e come struttura dei brani. Non che sia un difetto, certo viene difficile consigliare il disco a fan integralisti (sempre che esistano) di Belle & Sebastian o di Gilberto Gil. Viceversa, se non vi spaventa un po’ di distorsione, e magari siete anche tra quelli che colgono la poesia di una semplice linea di basso ben assestata, date un ascolto a questo “Revolution Love”. Potreste non pentirvene.

Commenti (1)

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