13/12/2011

Racconti e architetture musicali perfettamente assemblati. "Ad un centitrimetro dal suolo" è l'album d'esordio dei Piccoli Omicidi, gruppo reggiano attivo dal lontano 2005, ma arrivato solo adesso a pubblicare il primo lavoro discografico. E' prodotto e registrato sotto la guida artistica di Paolo Benvegnù, che riesce più che mai a tirare fuori, in punta di piedi, tutte le sfumature di questo gruppo. 

Una voce che oscilla fra quella di un antico Moltheni e arrangiamenti che guardano al rock anni 90 italiano, passando da Benvegnù agli Afterhours, fino ai Perturbazione. Nonostante i riferimenti, l'impronta è marcatamente personale. Ogni traccia racconta una storia, il tutto ripreso dal basso, a pochi centimetri dal suolo. Piccolo omicidi nascosti dietro le tende della nostra società, arrangiati saccheggiando la migliore tradizione musicale italiana. 

"Ad un centimetro dal suolo" si snoda lungo undici tracce: un immaginario che parte da "Fino alla fine del mondo", ballata intima dove le parole dolci si susseguono con un ritmo raffinato, fino ad affrontare temi storico-sociali come "La Canzone del partigiano" o cover ben riuscite come "Vedrai, Vedrai" di Luigi Tenco e terminare con il racconto di cronache nere italiane ("Va giù", dedicata al crollo della diga del Vajont). Tematiche trattate riuscendo a non scadere mai nella retorica, un bell'equilibrio di emozione e ponderata lucidità. Il tutto spezzato da brani più energici, come "Il paese degli idioti" e l'accattivante "Il mondo rosa". C'è versatilità, la capacità di raccontare in maniera originale, saper disegnare un mondo dettaglio dopo dettaglio. Un ottimo disco.

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