20/10/2011

Con un 7 pollici di tre pezzi per nove minuti totali, i Vernon Sélavy fanno la loro apparizione ufficiale sotto l'etichetta sardo-portoghese Shit Music for Shit People. Chitarra, voce e batteria per un blues dilatato e polveroso dalle forti suggestioni statunitensi.

Sono in due, entrambi noti alle cronache musicali nostrane. Alla voce e alla chitarra Vincenzo Marando, già chitarrista dei torinesi Movie Star junkies e Roberto Grosso Sategna, aka Ten Dogs alla batteria. Con una sorta di inversione dei ruoli, dove quello che conosciamo come cantautore va ad occuparsi della ritmica, lasciando il dominio della voce al chitarrista di una delle band più deliranti d'Italia, i Vernon Sélavy sono una splendida rivelazione.

Le loro sono ballate roche e fumose, che svelano il lato più delicato di un componente e quello più sporco dell'altro, incontrandosi in un territorio sospeso nel tempo, fra la malinconia di un'esistenza quasi consumata e i fumi che quella stessa esistenza ha lasciato dietro di sé. Ballate che ammiccano a maestri quali Nick Cave e Tom Waits, traducendo i loro tormenti dettati dal tempo nella personale percezione che dei ragazzi affascinati dall'abisso possono averne.

Da segnalare l'artwork del disco, interamente curato da Mojomatt Bordin dei Mojomatics.

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La recensione Vernon Sélavy - Recensione - s/t di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 18/07/2019

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