Disco della settimana
album VIEWOFANONSENSE - The Talking Bugs
09/12/2012

Un giorno qualcuno mi ha detto che le canzoni si dividono essenzialmente in due categorie, canzoni da stanzetta buia e canzoni da aria aperta e sole splendente. Visione non del tutto priva di fondamento ma “un pochino” schematica, diciamo, perché fra la cameretta con l'abat-jour e i balli sul prato ci sono mille altre location e modalità di illuminazione. Per esempio, se dovessi usare questo parametro per definire i Talking Bugs, direi che la loro musica è da interni, ma non da stanzetta, piuttosto da loft tutto sfinestrato e luminoso con vista sul verde urbano (presente il video di “Lucky Man” dei Verve? Quello).

Lo stato d'animo generale dell'album è una tristezza leggera e speranzosa, una nostalgia stemperata dalla fiducia nel futuro. È l'umore sospeso fra ottimismo, aspettativa, paura, gioia e malinconia di chi sta per partire e guarda un po' dentro a quello che lascia e un po' fuori a quello che lo aspetta. È la disposizione mentale - fatta non di bianco/nero, stanzetta/aria aperta ma di bianco, nero e tutto quello che c'è in mezzo, stanzetta, aria aperta e tutto quello che c'è dentro e fuori - di chi sa viaggiare, che sia viaggio fisico o “solo” musicale, sa far entrare la luce anche dove apparentemente non ce ne dovrebbe essere, e sa ritagliarsi il suo angolino di buio anche dove tutt'intorno è giorno pieno. È insomma quell'attitudine di chi fa una musica “aperta”, e la fa con poco, perché in fondo bastano delle finestre (e a volte nemmeno quelle sono necessarie) per volare fuori. E bastano pochi strumenti e una voce pacata e comunicativa per viaggiare dentro e fuori. Dentro le persone, i sentimenti, le relazioni. Fuori, a percorrere una rotta che attraversa Mediterraneo e mari del sud e del nord con le vele sospinte dalle trame complesse e insieme accessibili e pop(olari) disegnate da chitarre e contrabbasso e da ritmiche elettroniche lievi come la brezza. 

Forse qualcuno dirà che è tutto troppo lieve, che c'è troppa brezza e poco vento, ma io dico che non sempre c'è bisogno di essere schiaffeggiati dalle raffiche per sentire la vita: qualche volta è sufficiente chiudere gli occhi, aprire le finestre e disporsi a percepire tutte le sfumature di caldo e freddo che possono essere contenute in ogni alito d'aria, anche in quelli più delicati, come “The Lovers”, o “Laika”, o qualunque altro refolo di brezza in forma di canzone che respira e vive in questo disco.

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