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album demo - Pongo

Pongo

demo

2001 - Rock, Grunge

RECENSIONE
26/02/2002 di Enrico Rigolin

“Sentimenti” contrastanti, quelli che suscita il primo ascolto del “Demo 2001” dei Pongo. Così è si già scritto il titolo della prima di tre canzoni ad opera di un terzetto torinese spuntato dal mucchio post M.E.I.. Una strofa à la Manuelagnelli svogliato ed un ritornello che impenna di brutto, poi stacchi di batteria e la canzone si chiude quasi noise, salvo poi tornare a un misurato arpeggio. Cazzo è? Andiamo avanti.

“Non so” più che pensare, perché invece questa è belloccia. Così si è già scritto il titolo della seconda traccia, che parte con un riuscito lavoro di chitarre che promette emozioni che poi - ahinoi - mantiene solo in parte: il ritornello si fa più comune, da tipico, epigono gruppetto-rock.italico-da-cantina. Però che belle le parti di chitarra pulite nelle strofe.

Mi rassegno all’idea di dover riascoltare tutto, e sarà ancora “Tempo perso” e non ne ho granchè. Così si è già scritto il titolo dell’ultima delle tre canzoni, oltre 5 minuti in cui i Pongo dimostrano moti d’affetto per un gruppo(ne) che sta dalle parti di Cuneo. I Marlene Kuntz, difatti, ci azzeccano sia per il cantato indolente che per certi contenuti testuali, e fors’anche per il lavoro noise di chitarre al termine della succitata “Non so”.

E’ la voce, dopo qualche ricognizione, l’imputata principale, accusata di linee vocali che pagano eccessivo dazio al Signor Agnelli (che mi accorgo sempre più circondata d’epigoni: la stiamo citando sempre più spesso nelle recensioni...); è la voce, seduta al banco degli imputati assieme alla mancanza di spunti particolari nei ritornelli, tutti gonfiati da una distorsione tanto satura quanto rinunciabile.

Si diceva dei ritornelli, di quel qualcosa che farebbe decollare le canzoni. Cos’è?

Pongo: questo decidetelo voi, è forse lì la chiave di volta per la vostra evoluzione (o involuzione). Le premesse, si sarà capito, sono piuttosto convincenti.

Tracklist

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