Pip Carter Lighter Maker Western Civilization 2010 - Soul, Rock, Psichedelia

Disco in evidenzaWestern Civilization precedente precedente

Cinque dischi e due soli fan su Facebook. Ciò nonostante, o forse anche per questo, una grande scoperta.

In anni di viral marketing, social network e uffici stampa in tuta mimetica e Uzi, un gruppo che annovera più dischi che recensioni sul web fa indubbiamente notizia. Rincariamo la dose: mentre scrivo, i Pip Carter Lighter Maker, che nascono nel 2005, hanno una pagina Facebook con due soli fan fan. Io non mi sono ancora aggiunto, aspetto la fine di questa recensione. Ma lo farò di certo, se può servire a diffondere il verbo di questi ragazzi modenesi che tanto si curano della musica e poco della promozione.

Comincio a dire che “Western Civilization”, l’album di cui parliamo, non è recentissimo, risale a due anni fa. Ad ogni modo, risulta essere l’ultimo lavoro della band e lo prenderò dunque come riferimento, nell’impossibilità (a livello di tempo e non di intenzioni) di recensire l’intera discografia dei PCLM (che però potete ascoltare integralmente senza muovervi da queste pagine).

In apertura dell’album le parole dell’intramontabile film “Il mio nome è nessuno” ci introducono al suono del gruppo emiliano, il cui ingrediente principale è la psichedelia della seconda metà degli anni Sessanta. Più che i soliti noti di sponda inglese - leggi Pink Floyd-, Pip Carter e compagni ricordano maggiormente quei gruppi oscuri (che so, i Poets, gli Attack) che ormai è possibile rintracciare solo su qualche compilation da mercatino dell’usato e su youtube, grazie a qualche inguaribile filantropo. Ma i pezzi di questo disco rimescolano anche gli Stones, periodo “Aftermath”, i Tomorrow e i Troggs , con Nick Cave e tanto tanto altro.

Ogni tanto qualche rimando un po’ più esplicito viene fuori: la chitarra di Robby Krieger in “Did man invent God?” o lo standard di “Take 5” in “French meaning”, ad esempio. E l’intro con la voce di Henry Fonda non è l’unico tributo dei Pip allo spaghetti-western: lo omaggiano ancora con la splendida “Italian song 69”, col suo riff morriconiano che vi troverete a fischiettare appena premuto il tasto pause.

Ma il punto non è solo o soprattutto la cultura musicale dei PCLM e la loro preparazione sui grandi dischi del passato: quanto la loro padronanza della struttura canzone, dei cambi, delle atmosfere. Senza di essa, sarebbe vano tentare di articolare uno strumentale lungo e complesso come “Western Civilization”, in cui nulla è fuori posto o in anticipo rispetto al dovuto; o a una ballata peregrina come “Long time gone”, che attende due minuti buoni prima di concedersi di aprire il suono. Il punto vero è questo amalgama che, se all’inizio ti porta a pensare che questi sedicenti modenesi siano in realtà tre inglesi chiusi in un rifugio antiatomico nei giorni dei 24 Hours Technicolor Dreams e liberati solo ora, dopo un paio di ascolti trascende la filologia per dare il primato assoluto alla scrittura.

Dovrebbe essere un fatto scontato ma non lo è, perchè sono in pochi ad avere il talento per permetterselo. E poi ciò che conta di questi tempi non sono le canzoni che scrivi, ma quanti supporters hai su Faccialibro. A proposito, mentre scrivevo, quelli dei Pip Carter Lighter Maker sono saliti a tre. Ma voi non state lì troppo a contare, impiegate bene il vostro tempo libero ascoltando questi ragazzi. Per quanto mi riguarda, sono una delle scoperte dell’anno.

---
La recensione Western Civilization di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-07-31 00:00:00

COMMENTI (5)

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia
  • faustiko 9 anni Rispondi

    Pensare che il sound sia made in Maranello è davvero incredibile...

  • zagor 9 anni Rispondi

    bravissimi anche dal vivo !

  • zagor 9 anni Rispondi

    beleza e cristalli !

  • nachofever 9 anni Rispondi

    Sempre tifato Pip Carter.

  • fargas 9 anni Rispondi

    io tifo PipCarter