Daniele Ronda Da parte in folk 2011 - Folk

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Il segreto del cantautore piacentino è essersi rimesso in gioco, trovando nella riscoperta della tradizione la giusta risposta

Daniele Ronda? Nome già sentito, ma mi ci vuole qualche minuto per ricordarmi dove e quando. Qualche anno fa è stato la colonna sonora di una bellissima estate e, seppur il suo nome mi emozioni al ricordo, la sua canzone al tempo era un insieme di luoghi comuni pop. Ora che lo ritrovo è completamente diverso, sembra essere tornato a casa dopo un lungo viaggio ed esprime la gioia di sentirsi finalmente a proprio agio. Con questo album acustico e popolare pare essersi conclusa la ricerca del suo se stesso artistico, che da mediocre interprete pop si sta trasformando in egregio cantautore.

Un cambiamento che dimostra una sensibile arte scrittoria, al servizio di un disco di storie genuine, sospese tra delicata poesia e concreta realtà. Il dialetto piacentino è un valore aggiunto che lo lega visceralmente alla tradizione della sua terra, così come l'incontro tra fisarmonica e violino per “Cenerentola”, che ricorda le serate in cascina, quando i matrimoni finiscono con la gallina bollita, poco importa che sia estate oppure inverno.

Lo fa con due collaborazioni inaspettate, prima con Davide Van De Sfroos alla prese con le metafore di “Tre corsari” e subito dopo con Danilo Sacco dei Nomadi, per l'impegnativa riflessione di “Figli di Chernobyl”. Lo fa con dodici brani che incalzano nel loro vortice folk come “Cara”, che fanno perdere il sonno per non smettere di ascoltarli. Un'ode a questo vincente nuovo esordio.

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La recensione Da parte in folk di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-03-01 00:00:00

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