05/12/2011

Prepariamoci una tazza di tè fumante, mettiamoci comodi e apriamo questa scatola di biscotti. La confezione è invitante. Il contenuto, gustoso: biscottini all'inglese di quelli dolci e un po' speziati. Li hanno preparati tre ragazzi pugliesi che dell'animo sudista hanno ben poco, visto che amano il freddo, l'inverno e i paesi scandinavi. Soprattutto, amano il rock.

E così, facendo come se venissero da lande gelide e brumose, hanno usato solo ingredienti anglosassoni doc: i modelli dichiarati Radiohead - e derivati – gli Arctic Monkeys e tutto il filone giù fino ai Vaccines, e poi hanno arricchito il piatto con il gusto deciso del blues e quello più delicato del folk lo-fi. Risultato, canzoni “una tira l'altra”, anche per via dell'ottima scelta di scaletta: elemento a volte sottovalutato e che però, se non fa la differenza, ha un suo peso.

In questo caso, alla prima metà dell'album è affidato il compito di irretire anche i più distratti a suon di potenziali spaccaradio – non ne potete più di ritrovarvi a canticchiare “Junk of the Heart”? “Oil”, “Crucus”, “Penguins or Igloo”. La seconda parte rallenta e si americanizza, fra slide e suoni più rurali, atmosfere meno elettriche, accenni di nostalgia dell'America vista dagli hippies, cartoline dell'America vista dagli Arctic Monkeys “stoner”. Per finire con il momento più radioheadiano, una “Nail Hand Wrist” che riverbera come un'eco nella nebbia.

Ad aggiungere ulteriore personalità i testi, che alle più classiche descrizioni di stati d'animo alternano storie di piloti d'aereo rimasti ciechi e donne barbute. “Biscuits” è un disco a cui è davvero difficile muovere critiche, e se state pensando a cose tipo “sì ma non hanno inventato niente” o “sì ma la pronuncia inglese non è un granché”, fatevi venire in mente qualche altro gruppo italiano di diciotto/ventenni, fate i raffronti del caso, e poi magari ne riparliamo.

Tracklist

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