05/12/2011

L'attesissimo disco di Fedez, il primo disco da “venduto”, così venduto che lo regala. Un fenomeno importante, l'espressione massima della potenza del web, che supera passaggi in radio e in televisione, produzioni con budget importanti e raccomandazioni.


Il 26 novembre, Fedez ha pubblicato il video di “Jet Set”. Esattamente una settimana dopo, siamo a un milione di click. Numeri da record, e scattano le polemiche e le accuse secondo cui Tanta Roba – l'etichetta di Guè Pequeno e Dj Harsh con cui Fedez ha firmato – avrebbe “comprato” le visualizzazioni. Non sono un esperto, ma credo sia piuttosto improbabile: tempi troppo ristretti e costi troppo alti. Molto più verosimile che un milione di youtubber abbiano ascoltato il singolo di Fedez perché è facile (troppo), orecchiabile, e perché l'hype intorno a lui è davvero alto, lo dimostrano i live sold out e la coda chilometrica (nel senso che era lunga davvero un chilometro buono) alla presentazione milanese dell'album. Resta però da vedere se l'hype sia realmente giustificato. E qua la risposta è più difficile: Fedez è sicuramente fresh – sia per quanto riguarda l'immagine che i suoni - non si prende troppo sul serio, riesce a parlare con semplicità di argomenti difficili coinvolgendo un pubblico di giovanissimi, ed è un tipo alla mano, sempre umile e disponibile con i fan, perché ha capito che l'interazione diretta - nell'epoca 2.0 - è tutto.

“Il Mio Primo Disco da Venduto”, però, non può davvero essere considerato un bel disco. I beat sono impeccabili, vari - dal dubstep di “Intro” e “Ipocondria” al punk rock di “Alza la Testa” con J-Ax fino alla alla dance di “Jet Set” e “Una Cosa Sola” con Danti – e d'impatto, e l'approccio di Fedez rompe definitivamente con la tradizione. Fino a qui tutto bene quindi. È che sopra le strumentali cade una pioggia di faciloneria, critiche fatte di luoghi comuni, rime facili, e quando finisce il disco ti rimane la stessa sensazione di quando mangi le pappardelle di 4 Salti in Padella: buone eh, ma che cazzo hai mangiato? Orribili ritornelli pop e abuso di autotune si accompagnano a rime tipo “Perché nessuno ancora ha detto a Flavio Briatore che andare in giro col Pareo è un po' da ricchione” o “Questa è la mia strada non la tua, e chi consiglia troppo la strada agli altri poi può perdere la sua”, e più che venduto, il disco risulta scontato. E in qualche modo artefatto, fatto apposta per accontentare e soddisfare le esigenze dei palati più pigri. Come i 4 Salti in Padella, appunto. Fedez critica i costumi dei giorni nostri senza la cruda lucidità (e nemmeno le metriche) dei Club Dogo, gioca con ritmi e parole senza l'ironica poesia di Dargen D'Amico, e parla di società e politica senza la profondità (ma qui per fortuna con almeno della raffinatezza metrica in più) degli Assalti Frontali.


Complice l'età – sia chiaro – ma “Il Mio Primo Disco da Venduto” risulta ancora troppo immaturo e in qualche modo piatto, come se non ci fosse una direzione precisa. Ma per uno street album, alla fine, glielo si può perdonare, e il mio “Primo Disco da Venduto” va bene così. Per il suo primo disco in vendita, però, vogliamo di più.

Commenti (4)

Carica commenti più vecchi
  • Enrico Piazza 04/12/2011 ore 13:28 @enricopiazza

    Commento vuoto, consideralo un mi piace!

  • fabriziolascimmia 05/12/2011 ore 18:30 @fabriziolascimmia

    tra le ovvietà ti sei dimenticato di dire che non ha l'originalità di kool herc, la credibility di method man, lo spessore di common e il seguito di kenya west.

    e che non ci sono più le mezze stagioni
    e che quando c'era lui i treni arrivavano in orario

  • Nicola Serafini 06/12/2011 ore 10:36 @worlich

    Vedere album del giorno questo sopra a quello di Mirai mi ha provocato uno smottamento intestinale. Sappiatelo.

  • daniele mei 17/12/2011 ore 09:10 @danymei79

    una cagata fuori dal comune

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati