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album Anatomia Femminile - Compilation

Compilation

Anatomia Femminile

2011 - Pop rock

RECENSIONE
22/11/2011

Anatomia Femminile. Un progetto che assegna a 23 cantautrici italiane il compito di raccontare, ciascuna, una parte del corpo di una donna. L'idea è di Michele Monina, scrittore e autore di biografie e libri musicali, alle prese con una figlia che diventa grande. Un tentativo confuso di far emergere la bravura di tante musiciste più o meno conosciute e ribadire che "oltre alle gambe c'è di più". Peccato che lo faccia un uomo. E che se le femmine in musica non vengono tutte allo scoperto non è solo colpa del nostro ormai ex (vivaddio) premier.

Diventare signorina. Quando hai le tue prime mestruazioni, "diventi signorina". Mi è successo nel 1995: Kurt Cobain era già morto, le mie compagne delle medie ascoltavano i Take That e a me piaceva Jim Morrison. Se quel giorno mio padre (mio padre!) mi avesse messo in mano un disco con 23 canzoni di cantautrici, dedicate ciascuna ad una parte del corpo femminile e corredate di fotografie d'autore, confesso che mi sarebbe piaciuto. Avrei pensato che, nonostante i brani un po' pallosi ma ben cantati, fosse pur sempre un ottimo regalo musicale. Di certo, non l'avrei usato per capire il mio corpo che cambiava. Non avrebbe aggiunto nulla a quelle due-tre frasi di mia madre, i racconti di qualche amica già signorina, la saggezza di mia nonna che per sicurezza mi comprava reggiseni da tre anni. Soprattutto, non avrebbe sciolto il dubbio che assilla ogni donna: per altri 40 anni mi succederà una volta al mese, è solo una scocciatura o serve a sentirsi grandi davvero?

Michele Monina, scrittore e giornalista, è l'ideatore del progetto "Anatomia Femminile": un cd, un booklet con le fotografie di Zoe Vincenti, un testo scritto in prima persona da Monina che spiega il perché di un'iniziativa simile. Ha coinvolto 23 cantautrici italiane, capitanate da Andrea Mirò, ognuna attivata su una diversa parte del corpo femminile. Occhi, lingua, seno, ventre, schiena, fianchi, etc etc. E figa, ovviamente. Nel racconto, che è in realtà un'articolessa di 25 pagine poco digeribili e che sembra essere una continua premessa di qualcosa che non arriva mai, Monina dice che si tratta di un progetto unico nel suo genere e con cui, volenti e nolenti, gli addetti ai lavori dovranno avere a che fare. Verissimo. Mette nero su bianco chi sono le voci femminili di quel sottobosco italiano sospeso tra il mainstream e l'underground che, in molti casi, è l'accettazione di non essere riusciti a fare un salto più grande.

Monina ha una figlia di quasi dieci anni e la sua preoccupazione, da padre scrittore che lavora in casa, è che dovrà dirglielo lui che cosa sono le mestruazioni. Preparandola al fatto che, se la donna in Italia è considerata un oggetto non idoneo a nessun'altra attività se non quelle sessuali o casalinghe, è per colpa di Berlusconi e del Bunga Bunga. Do per scontato che quella bambina abbia già capito da sola che nascere nell'altra metà del cielo è una condanna e una fortuna allo stesso tempo.

Al di là dell'intento dell'autore, opinabile ma personale e dunque da rispettare, veniamo alla parte musicale. L'antologia vorrebbe essere anche un modo per dare dignità a queste artiste che, se fossero nate in America, probabilmente avrebbero un successo clamoroso, sostiene Monina. Non è colpa di Berlusconi, né di Fede se le donne che sanno cantare e scrivono belle canzoni in questo paese non sempre sfondano. Ci sono decine di esempi virtuosi e invidiabili, molti chiari a tutti, altri volutamente nascosti. Nel disco ci sono nomi come Micol Martinez, Missincat, Airìn. O Charlotte (alias di Marta Ferradini, figlia d'arte: pensate a "Teorema"...), e un paio di membri come Jessica Lombardi e Roberta Carrieri dei Fiamma Fumana, gruppo folk-pop fondato dall'ex Modena City Ramblers Alberto Cottica. E tante altre, più o meno giovani, più o meno attive su terreni come il premio Musicultura di Recanati, collaborazioni con programmi tv o musicisti come Cesare Basile, Mariposa, Dente, Enrico Gabrielli.

Mirò è una certezza, la Martinez una dolce scoperta, la romana Pilar una calda sensualità. Jolanda, che canta il cuore e vanta collaborazioni con Joan As A Police Woman, affascina con un'atmosfera dark unica nel disco. Missincat sembra un Babalot al femminile e ha pure fatto da supporter qualche anno fa a Amy Winehouse. Poi ci sono note un po' banali, come Marian Trapassi che sembra Giorgia e fa un pop rock poco originale, o qualche emulazione di un mix fra Petra Magoni e Cristina Donà come Teresa Katres Capuano, Elisabetta Citterio o Alessandra Machella.

Insomma, c'è il buono e poco buono. Qualche nome lo sentiremo ancora, qualche altro rimarrà in quel sottobosco, nascosto fra seratine di belle cover nei locali per tirar su qualche soldo e lezioni di canto private. Per le foto, invece, Monina è preoccupato che possano urtare la sensibilità femminista, visto che nonostante gli insulti ai teatrini televisivi e alle veline, alcune mettono in mostra proprio seni e culi. Ma non sono certo un paio di scatti nudisti, belli peraltro, a far irritare gli occhi di una donna. Anzi.

Un progetto ambizioso, di sicuro. A cui mancano però molti pezzi e che fa fatica a venire allo scoperto. Un po' perché le prescelte sono troppe, un po' perché il fine ultimo lo capisce solo l'ideatore. Non servono 23 canzoni di donne, orchestrate da un papà impanicato per la prossima adolescenza della figlia, a spiegare perché gli uomini comandano ancora, anche nella musica. Non è solo colpa di Berlusconi, ma di tanti altri uomini e tante donne.

Infine, resto convinta di una cosa: se in quel disco mio padre ci avesse infilato Beatrice Antolini, Ilaria d'Angelis degli A Toys Orchestra, Roberta Sammarelli dei Verdena e magari pure Carmen Consoli, avrei accettato le mie mestruazioni con molta più serenità.

Tracklist

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