Phidge We never Really Came Back 2011 - Rock, Indie, Pop rock

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La band bolognese è tornata con un nuovo disco dopo 4 anni. Un periodo in cui è successo di tutto che ha dato però buoni frutti

C'è un che di adolescenziale in questo nuovo disco dei Phidge, qualcosa che ti riporta indietro di almeno quindici anni. Una sensazione, un retrogusto: nell'atmosfera, nelle chitarre onnipresenti e nei piatti della batteria che sfrigolano rapidi. Eppure, il titolo la dice lunga sugli intenti della band: “We never really came back”, in fondo non siamo tornati davvero. Infatti, no: questo disco ha avuto una lunga gestazione e nel frattempo la band ha cambiato batterista, molti di loro hanno cambiato vita, o la stanno per cambiare, e sono passati 4 anni. In 4 anni c'è da diventar grandi, a volte all'improvviso.

Da un lato, ci trovate quei giri armonici che i bolognesi hanno battezzato un po' in tutti i loro precedenti lavori. Un marchio di fabbrica che non tutti riescono a scegliersi e a portarsi dietro. Dall'altro, ci si può sentire del bel pop-rock, dalla firma “indie” e raffinato al punto giusto (perché non c'è dubbio che i quattro vantino ascolti di tutto rispetto), che verso il finale prova a diventare anche un po' “space”, più etereo, più incasinato. Ed è un disco molto più complesso di quanto possa sembrare a un primo ascolto. I testi, prima di tutto: non sono le prime parole a caso che suonano bene, in inglese, su un riff di chitarra e basso. Sono pensati, a tratti quasi lirici, personalissimi e meditati.

La track d'apertura è una bella scossa, incuriosisce e ti fa andare avanti. Idem “Doors selected”, con rapidi passaggi e ritmo sostenuto. Poi c'è “Hot Water Beach”, una ballad decisamente anni '90, che ben si accoppia con “Blind diving”, lenta ma grunge nell'anima. Nel mezzo, altri brani, ciascuno con la loro storia, semplici sicuramente, ma curati. E molto più profondi di quanto fatto fino ad ora.

Insomma, questo nuovo disco dei Phidge è un disco per guardarsi indietro, sognare e immaginarsi nel futuro, tutto sommato felici. Perché la cupezza che si sente sparisce nel tempo stesso in cui, un pomeriggio di marzo, vi accorgete che l'inverno è finito.

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La recensione We never Really Came Back di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-04-02 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • utente57088 9 anni Rispondi

    ottima recensione per un ottimo lavoro 7