30/01/2012

Forse è il momento migliore per mollare tutto, aprire una parentesi in mezzo a quello che si sta facendo e provare a ripartire davvero. E, nel caso, magari dimenticarsi di chiuderla, quella parentesi. Perché se è vero che da queste parti si fa fatica a stare, è anche vero che scappare per poco tempo non ha tutto questo senso. Serve a poco staccare e poi tornare, con un mazzo di ricordi in più, facce diverse da mandare a memoria e da aggiungere su un social network, risolvendo tutta la faccenda con un paio di frasi da scrivere su una moleskine dopo l'ennesimo viaggio all'estero.

Molto meglio farsi qualche sbattimento in più. Come ha fatto Nicolò Carnesi, che la sua moleskine l'ha buttata via e ha scritto undici canzoni con dentro la voglia di partire e di non partire e l'irrequietezza che va a toccare ogni momento della giornata, nella certezza che, da qualche altra parte, facendo qualche altra cosa, si starebbe meglio. O forse no.

Non è schizofrenia, è pura realtà, sono sensazioni che si toccano con mano, ogni giorno. O ogni sabato, nella consapevolezza che tu sei in giro, ma gli eroi, quelli che davvero sanno capire (cambiare?) il proprio tempo, non sarebbero usciti in una serata così, finendo in quel posto a fare quelle cose. E li si può chiamare discorsi da ragazzini, ma i ventiquattro anni di Carnesi - in bilico tra adolescenza e qualcosa di diverso - sono lì a raccontare tutti i periodi di sospensione che si affrontano nella vita.

Carnesi ha preso tutto questo, l'ha impacchettato con parole sue e ci ha messo sotto musiche e melodie che sono fatte per essere cantate. Dentro queste canzoni c'è il piacere del gioco di Battiato e di Rino Gaetano, una passione per il calembour e un'enigmistica fatta di cambi di vocali e consonanti, ma c'è anche tutto quel gusto pop che in tanti hanno dimostrato di avere in questi anni, ma in pochi con una chiarezza simile. Quel gusto pop, per intenderci, che sta provando disperatamente a cambiare l'eredità dei cantautori anni '70, trasfigurandola per poi salutarla una volta per tutte (non è casuale la presenza di Brunori in un pezzo come "Mi sono perso a Zanzibar", senza dubbio uno dei migliori). Un cambiamento cruciale, che si ritrova in pieno nelle idiosincrasie interne di questo disco.

Un disco che riesce a parlare di tutte queste complicazioni e insicurezze, ma senza essere mai noioso: non contiene un singolo lamento e non gioca mai la carta del "dio in che mondo di merda viviamo". Perché a Carnesi non interessa fare l'intellettuale o il gran pensatore. Lui fa canzoni pop, fa cantare: il resto viene da sé. Il suo maggior merito è riuscire a farlo con testi che si fatica a comprendere al primo colpo. Metafore strane, come quelle di una merendina che sa di amianto o di amanti che vengono pietrificate. Roba non certo immediata, ma che si fa cantare, perché arriva subito sottopelle, intercettando qualcosa. Così, a metà tra comprensione e vago ipnotismo, "Gli eroi non escono il sabato" diventa qualcosa di importante e attuale. E lo fa in modo splendidamente leggero. Per questo, è ancora più prezioso.

Commenti (22)

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  • Elegy 03/02/2012 ore 18:54 @Elegy

    Ciao Cesar,non so chi di preciso,ma dietro qualche nickname per me si nasconde qualcuno della redazione:)

  • Cesar P. 03/02/2012 ore 19:27 @cesareparmiggiani

    No no, scusa feedbaknoise, ma se leggi bene il post neanche ti ho nominato, facevo solo riferimento a una cosa del commento di Elegy che mi aveva incuriosito parecchio.

  • JFK & La Sua Bella Bionda 12/02/2012 ore 00:02 @jfkelasuabellabionda

    bella scoperta!

  • JFK & La Sua Bella Bionda 12/02/2012 ore 00:15 @jfkelasuabellabionda

    gran bella scoperta!

  • LuigiXVI 31/03/2012 ore 17:36 @LuigiXVI

    nn mi piace un granbè!

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