30/01/2012

Continua il ripescaggio di materiali iconici giacenti al fondo della storia del nostro Bel Paese. E a ‘sto giro, l’”utilizzatore finale” è Nicola Manzan (Baustelle, Teatro degli Orrori ecc), eclettico polistrumentista ispirato qui tanto ai poliziotteschi provincialisti targati ’70, quanto al doppio ferino di un Mr. Hide de noantri, in una confusione caotica e feroce di medium e messaggio.

Efficace è la cover dei CCCP, così come ben congegnata è “Mi Fai Schifo”, smaccatamente ispirata all’altro tipo di famigerata violenza (quella domestica), targata Mr. Bungle. Suggestiva "Utopie", in una didascalica esecuzione di un death corale, sinfonico e post atomico.

Siamo nell’humus hardcore italiano anni 80, quando i Negazione e gli Indigesti, e tutta un’infinita legione di musicisti incazzati, battevano i centri sociali della penisola, vomitando un po’ del male ricevuto in un’era ancora pre-new economy. Interessante, in particolare, risulta l’ibridazione tra cyber-punk, death-metal e infiltrazioni classicheggianti e barocche.

Teatrale e prosaico, nichilista atteggiato al disgusto, Manzan declina un'estetica che riflette in parte l’ironia sottesa ad una scazzottata, così com’è capace di evocare il male serpeggiante ai margini sfrangiati di una società cordiale e malata sin dalla radice.

Non so se ci sia dentro Mussorgsky, né credo ci siano necessariamente Joe D’Amato e Ruggero Deodato; non so se sia possibile leggerci della filosofia sadiana, anzi, mi pare esistano tutti i presupposti per un anti-filosofia organizzata - sicuramente ci sono Bach e Miss Violetta Beauregarde, ma anche i Napalm Death e GG Allin.

Ciò che risulta lampante è l’”insana” passione old school, quell’inconcussa attenzione a ciò che viene prima dell’hype e prima ancora del riguardo all’ascoltatore, quella determinazione anarcoide sull’oggetto pirico della propria proposta, che diventa ossessione seriale, quindi ricerca estetica.

Necessario, nella misura in cui ognuno senta necessaria la violenza. A patto che se ne sublimi la più intima essenza, chè alla fine: it’s only rock’n’roll

Commenti (3)

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  • feedbaknoise 30/01/2012 ore 10:53 @57088#feedbaknoise

    disamina impeccabile che condivido " in toto et in qualibet parte ". Aggiungo che per quanto possa essere a tratti " retrogrado " il lavoro di
    B.V. rappresenta una espressione di " avanguardia " che e' merce rara nello
    stantio e " inscatolato " panorama indie italico.

  • Faustiko Murizzi 30/01/2012 ore 11:23 @faustiko

    Grande recensione.

  • iocero 31/01/2012 ore 11:30 @iocero

    Un grande artista, folle e visionario come pochi. Grazie Nicola.

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