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RECENSIONE
10/04/2002 di Christian Amadeo

Ma come si fa a fare una recensione negativa agli Statuto? Con questo “Il migliore dei mondi possibili” giungono all’ottavo disco ed ognuno di questi ha delle caratteristiche che rendono i lavori piacevoli. Se in alcuni brani la musica perde colpi, la melodia compensa, se ogni tanto la melodia naviga nella ripetitività, ci pensano testi affascinanti, ironici, di denuncia, di vita quotidiana. Per questo i dischi degli Statuto risultano gradevoli, perché i tre aspetti sono sempre presenti e nella maggior parte dei casi sono ben concatenati, con buona musica, ottime melodie e testi invidiabili, altre volte questi aspetti sono apprezzabili solo singolarmente. Non incidono mai dei capolavori, ma ascoltati bene, i loro pezzi piacciono, alcuni tanto, altri meno, ma nessuno è da scartare, perché qualcosa di interessante lo si trova in ogni traccia. Succede anche nell’ottavo capitolo della band torinese (che più torinese di così non si può, visto che ha preso il nome da una delle piazze centrali della città): tanto ska, come da loro tradizione (fatta eccezione per “Canzonissime” e “Tempi moderni”, album nei quali prevaleva il brit-pop), ma qui è perfettamente bilanciato dal soul, grazie ad un insieme di fiati di prestigio. “Cosè?”, il primo singolo, vede quale autore della musica Paolo Belli, con testo composto da Oskar Giammarinaro, leader degli Statuto. Lo ska delle strofe, il soul veloce del ritornello ne fanno una canzone dal rapido impatto. Condivisibile il concetto espresso nel testo, sulle grandi illusioni del successo, che però, “non preoccupatevi, dura poco”, come sostiene Oskar. In questi giorni parte la promozione del secondo estratto, “Sole mare”, brano facile-facile, ma gradevole, un hit estivo alla Righeira, che proprio in questo pezzo prestano voce, idee, melodia, sole, playa, vacanze, come nel 1983, quando lanciarono il loro hit “Vamos a la playa”, qui citato. Tutto l’album è basato sull’omonimo libro scritto e pubblicato da Oskar Giammarinaro a fine anno scorso: un excursus della sua vita da mod, uno stile ed un modo di vivere che non ha mai abbandonato, sin da quando, negli anni Ottanta ne fu affascinato. Da lì un amore, uno stile di vita, un genere musicale, che ancora oggi ardono e sono in forma più che mai, come in “Ribelli senza età”, dove si raccontano tre mods torinesi ancora “fedeli alla linea”, a suon di veloce beat tecnologico. Musicalmente e tematicamente si riprende un po’ tutta la carriera degli Statuto, dalla fede calcistica da ultrà (in “Joe”, dalle tematiche qui più drammatiche e in “Vita da ultrà”, dove i tifosi vengono considerati più “veri” degli stessi calciatori), alle storie d’amore (“Voglio te”, stile anni ’60), dalle feste dal divertimento assicurato (“Invito a una festa”, senza invito, da veri monellacci) alla condivisione degli ideali con nuovi amici (“Come me”, ska dei più classici). Tanti ricordi del passato, tra paninari, raduni mods, storie di ragazze, tutti episodi reali o quasi, raccontanti dalla sapiente penna di Oskar, il monello dello ska. A proposito di ska: ma lo sapete che gli Statuto esistono dal 1983 e che pertanto possono essere considerati a tutti gli effetti il più longevo gruppo di ska italiano? Alla faccia di tutto l’attuale recupero di questo genere da parte di bands, alcune delle quali oggi hanno raggiunto anche un discreto successo e che negli anni Ottanta non sapevano nemmeno esistesse lo ska (alcuni erano addirittura in fasce…). Gli Statuto sono passati per il Festival di Sanremo, il Festivalbar ed altre importanti vetrine, ma non si sono mai fatti lavare il cervello dagli squali del mercato discografico ed anzi, arrivano oggi, dopo quasi vent’anni di carriera, ad autogestirsi con la 2 Toni per le uscite discografiche ed a gestirsi in proprio anche le tournèe. Coerenti fino in fondo, a costo di rimetterci in popolarità. Sinceri e veri, mai condizionati, così ci piacciono.

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