Kill Your Boyfriend ep 2011 - New-Wave, Elettronica, Shoegaze

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Un ep in cui il rock mischiato all'elettronica si fonde con la new-wave più vicina alle tenebre

Kill Your Boyfriend è una ragione sociale decisamente impegnativa per un band; se opti per un nome del genere, la musica che deciderai di suonare - qualsiasi declinazione tu abbia scelto - come minimo deve suonare più scura del nero. Compito non facile per chi ha già fatto la storia, figuriamoci per un ensemble all'esordio.

Nello specifico, questo duo di Treviso è ancora lontano dal raggiungere l'obiettivo, ma è innegabile che questo ep contenga al suo interno tantissime buone idee. Ad iniziare, ad esempio, dal fatto che Marco e Matteo hanno già in testa una precisa idea del perimetro sonoro entro cui muoversi, ovvero quello in cui il rock mischiato all'elettronica si fonde con la new-wave più vicina alle tenebre. L'ibrido generato, va da sè, contempla tanto i Suicide quanto i Joy Division, oltre alla miriade di emuli susseguitisi nel corso degli anni; fra questi pensiamo sia il caso di citare i Klaxons in primis (per i più giovani si tratta probabilmente dell’associazione mentale più veloce) e soprattutto These New Puritans (per i cultori del genere).

Se invece volessimo trovare riferimenti nello Stivale, crediamo sia plausibile accostare la musica della formazione trevigiana a quella dei Buzz Aldrin. Potreste obiettare, quindi, che siamo di fronte all'ennesimo caso di una band ultraderivativa, ma, per la teoria dei corsi e ricorsi storici, è assolutamente normale imbattersi in esperimenti del genere. I Kill Your Boyfriend fanno molto semplicemente il loro gioco e hanno margini di crescita esponenziali, soprattutto quando abbandonano (parzialmente, sia ovvio) l'archetipo sonoro da cui ha origine il tutto e innestano uno strumento come la viola su "Xavier", richiamando fra le righe quella meraviglia intitolata "The black angel's death song" a firma The Velvet Underground. La curiosità, adesso, è capire non solo quanto possano valere sul palco, ma anche vederli all’opera con qualcuno dietro il mixer (tipo Bologna Violenta aka Nicola Manzan?) che sappia valorizzarli ulteriormente.

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La recensione ep di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-04-06 00:00:00

COMMENTI (4)

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  • amarodelcapo 10 anni Rispondi

    Dico che "Xavier" non è una scrittura originale, è invece il fuori plagio di "Just like honey" (per chi non se la ricorda, ho messo il link nel post precedente). Ho citato Mozart solo per far capire che parlare di "musica derivativa" non ha senso, perchè la musica in se è un'arte derivativa, da secoli, e addirittura Mozart in molte partiture fa capire come essere derivativi non ha in se NULLA di negativo. Mentre il fuori plagio (che è il termine corretto con cui dovremmo definire certa musica spacciata come "derivativa") è una tecnica di basso artigianato, tra l'altro utilizzata parecchio nei jingles pubblicitari per avvicinarsi alla canzone "famosa" (che costerebbe migliaia e migliaia di euro di diritti d'autore) che produce musica non perseguibile come plagio, ma che di fatto lo è. "Xavier" è il fuori plagio di "Just like honey".

  • faustiko 10 anni Rispondi

    @amarodelcapo non ho capito...

  • amarodelcapo 10 anni Rispondi

    Xavier? No, just like honey
    youtube.com/watch?v=7EgB__Y…
    Derivativo e "fuori plagio" sono termini differenti, per significati MOLTO differenti.
    Mozart, oggi, sarebbe considerato il più geniale dei "derivativi" mentre il fuori plagio rappresenta un'attività di bassissimo livello intellettuale. E lasciamo fuori i Velvet Underground, per favore.

  • shyreccom 10 anni Rispondi

    A noi piacciono.

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