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album Compulsioni in frammenti - Pretusa Mens

recensione Pretusa Mens Compulsioni in frammenti

2012 - Rock, Psichedelico, Alternativo

RECENSIONE
07/01/2013

Forse non è prerogativa soltanto dei folli quello di compiere un atto maniacale. Forse per tutti c'è un rituale segreto, una serie di gesti nascosti ripetuti con urgenza quasi cieca. Ossessioni fuori controllo, che pure contrastano con i tentativi della ragione di trattenere gli effetti deleteri. E allora possiamo solo fermarci, fingere di non aver agito, ripensarci e cedere ancora una volta alla tentazione di ricominciare. Lo sanno bene i Pretusa Mens, raccontandoci i contrasti delle loro “Compulsioni in frammenti” in un disco intenso, che oppone l'utilizzo di un'elettronica dosata e razionale con elementi psichedelici perennemente sul punto di esplodere. È questo doppio registro, sospeso tra frenesia e stop improvvisi, filo conduttore delle quattro tracce che lo compongono.

Si parte con “Il figurante”. Non è solo il testo (cantato da una voce che si frantuma in rimandi e rispondenze) a esprimere la sensazione di fatica di chi appare senza apparire veramente – il figurante, appunto. Le parole sembrano spingere per irrompere attraverso le linee che disegnano una gabbia sonora, cercando una via di fuga tra le variazioni glitch e i cambi di tempo. In “Voluttà” i suoni si attardano come gli amanti sulle lenzuola madide di umori. Sono gli echi e gli arpeggi di chitarra a irretire l'ascoltatore come canti di mitologiche sirene alle prese con Ulisse. Dal minuto 2:24 si impennano percussioni dal gusto tribale ad accompagnare un rito d'amore, ascendendo con incedere sempre più affannoso verso un orgasmo che però non arriva mai.

“Verso polvere” è dominata da un drumming sostenuto, che spadroneggia tra le strade notturne disegnate dai samples e da chitarre che esplodono per un solo istante, per poi svanire. La voce è un mantra, una profezia maledetta, una ninna nanna del sonno cattivo. Infine, “Apnee”: un suono rassicurante, che ricorda quello delle diamoniche Bontempi, che negli anni 80 si usavano per insegnare musica ai bambini, viene subissato dalle grinfie di un organo inquietante. Al minuto 2:35, la speranza è una chitarra che dondola melodie e sonorità più aperte. Ma il finale del pezzo è brusco, monco, coito interrotto dell'anima.

Un disco che ci costringe a fronteggiare pulsioni e ragione, dimostrando che in fondo le due entità apparentemente opposte possono coesistere nel regime schizofrenico dei nostri desideri, delle nostre segrete compulsioni in frammenti.  

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Commenti (1)
  • maxavo 05/02/2013 ore 20:47

    ottimo ep,questo, fatto di quattro bei pezzi, di cui due notevoli(il figurante e verso la polvere) ma uno sopra tutti gli altri:verso la polvere.Un pezzo che sembra uscito da "cure for pain" dei morphine e, oggi, non è poco.Ancor piu sorprendente se confrontato con l'album precedente,preme, figlio di un amore sconfinante nell'emulazione per i Marlene Kuntz,gli ultimi, i meno ispirati.Resto in attesa dell'album, sperando che la strada intrappresa sia quella mostrata qui, senza ripensamenti.
    Max

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