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RECENSIONE
16/04/2002 di Antonio 'Zanna' Zanoli

Lo ammetto: quello del nostro Diavolo Divino non è decisamente il genere di cose che preferisco, ma mi sforzerò come di consueto per non farmi accalappiare da stupidi pregiudizi.

Inizio col criticare le presunte influenze, che il nostro si appiccica addosso come riferimenti: Police, Vasco Rossi e Placebo; per la prima e l’ultima potrei quasi offendermi, per la seconda il ‘no’ è comunque secco! Scordatevi quindi questi tre nomi perché centrano con Diavolo Divino come i cavoli a merenda.

Forse è solo uno il nome da citare in questo caso: Raf, condito con un po’ di Luca Carboni nelle parti pretenziosamente (o astutamente) piu rock (?).

Lasciando da parte i vari riferimenti, sempre limitanti, passiamo al disco, che comunque è ben ideato, anzi divinamente concepito. Ci risiamo, dunque, nel ribadire che anche in questo caso non v’è nulla da eccepire sulla qualità del lavoro svolto, ma opere (?) del genere mi fanno sbottare dalla noia e non posso far altro che vederle collocate, al massimo, nelle chart di “TV Sorrisi e Canzoni”.

Musica leggera, tutto qua, e non bastano due grugniti che spezzano la voce precisa (e decisamente bella del diavolaccio), o due chitarre distorte per definire il tutto rock - a meno che non si possano definire tali i due artisti prima citati come paragone ideale.

Infierendo, si riconosce anche una totale vacuità nei contenuti dei testi che pensano più a contenere belle parole, orecchiabili e di sicuro impatto, piuttosto che a rilanciare il tutto in un gradevole cantautorato.

Infine, rimango senza parole ascoltando l’orribile ripresa dance de “Il mio giorno di arrivare”…da balera estiva! E forse è questo il futuro di Davide Gulloto, con conseguenti cospicui introiti e magari anche un’intervistina su MTV.

Per concludere: senza personalità, anzi… senz’anima.

Tracklist

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