19/04/2002 di Enrico Rigolin

E così, mentre la classifica pullula di cariatidi - dallo 'sbronzo plagiatore' Zucchero alla melensa Laura Pasini, per non dire di Bocelli o di Dalla - nel sottobosco della penisola crescono, imperterrite, gemme di limpido pop, che forse attendono solo d'esser colte… Discografici, ci siete?? Certo che ci sono, solo che è meglio andare sul sicuro, e pubblicare il ventitreesimo live di sua eminenza De Gregori.

E in fondo il bello del nostro sporco lavoro (lavoro??) è proprio qui, imbattersi in cd come questo degli Otto'p'notri. Le credenziali, sia detto, ci son già tutte, a partire dalla produzione dell'ex-Scisma-e-parecchio-altro Paolo Benvegnù, passando per mixaggio e masterizzazione nei luoghi 'di grido' del buon rock nostrano.

Basta la splendida apertura con "Secondo la legge del caso", per benedire la spartizione che al ME.I. ha fatto cadere fra le mie mani questo gioiellino ascoltato più e più volte, e certo non per obbligo di recensione.

Volontariamente ometto la lettura della (immagino) pregevole nota stampa curata dalla neonata etichetta Stoutmusic, di cui questo ep "Senza pelle" costituisce la prima uscita, per dirvi di un altro fra i parecchi gruppi lì-lì-per fare/dire qualcosa di grosso, ma che per un motivo o un altro restano affare di pochi (scoprirò solo più tardi, che il loro primo lavoro era distribuito Sony). E la storia dell'affar per pochi è una pena, una cosa che mortifica, perché Otto'p'notri dispensano un pop di tipo raro: leggero ma non idiota, cristallino e pieno di carattere, che NULLA ha da invidiare a tanti nomi grossi.

C'è il sapore di certe melodie degli Scisma ("Amore a fil di rasoio"), un pizzico di mai invadente tecnologia, la genialità del sottovalutato Marco Parente, ed arrangiamenti d'archi come uno zucchero a velo che non stomaca mai, una ballata per pianoforte ("Che cosa rimane") col piglio melodico di certa musica italiana dei '70, con la sua coda da sera d'autunno…
Come dire: ci si sente a casa, in questi ambienti, con questi pregiati intarsi, e poco conta star ad ascoltare e rimirare le (pur presenti e curatissime) singole finiture, chè il legno del mobilio è così accogliente e pregiato che si pensa solo a sedersi e star bene, come solo il buon pop sa fare. Pop nella sua accezione migliore del termine.

Datene una copia a Carlo Villa, che sappia che non occorre frugare nelle cantine d'Albione, per trovare anche da noi dei lavori corroboranti.

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