27/02/2012

Dunque, prendete un gruppo pop che vi piace molto, di quelli che sanno assorbire sia il sole che la pioggia e riproporre gli input in musica, quelli che giocano con light guitars alternando il divertimento alla profondità: giratelo in chiave elettronica e solitaria e avrete Porcelain Raft. Perché in “Strange Weekend” ci sono così tanti rimandi, echi dai sixties fino a oggi, che ci si rende conto di quanto sia limitante etichettare sotto lo stesso nome artisti accomunati solo dall’uso di tecnologie sintetiche. Qui si balla poco, piuttosto ci si commuove ripensando a una persona che non rivedi da tempo, all’età che hai e non vorresti, o ci si lascia semplicemente andare mettendo per un momento da parte gli impegni quotidiani.

Molto bella l’apertura con “Drifting In And Out” che immette subito nel giusto mood e sa conquistare con la sua struttura dreampop semplice e avvolgente, mentre con “Is It Too Deep For You?” si passa al trip-hop intriso di ipnotica malinconia, per arrivare alla dolcissima “Backwords” che non può far altro che farti ricordare un amore finito che forse, in fondo, non è finito mai. Salire su una nuvola con “The End Of Silence”, battere le mani mentre gira “Picture” e immaginarla cantata da John Lennon, fino a “The Way In” con le sue sensazioni appena tratteggiate tra sussurri e infinite tenerezze.

Mauro Remiddi in questo nuovo album come Porcelain Raft (dopo varie esperienze musicali e cambi di location tra Roma, Londra e New York) dimostra pienamente che l’elettronica ha molte facce, che non c’è sempre di mezzo una dancefloor e che attraverso fredde apparecchiature si possono trasmettere emozioni vivide: una bellissima sorpresa.

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La recensione Porcelain Raft - Recensione - Strange Weekend di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 24/07/2019

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