Movie Star Junkies Son of the dust 2012 - Rock, Blues, Alternativo

Disco della settimanaSon of the dust precedente precedente

Un lungometraggio da 40 minuti, coi morti ammazzati, il blues e le anime nere. Proprio come un film western

Una pianura sconfinata. L’America, quella fotografata nelle sue vesti selvagge e aride. West, Sud, non importa, c’è quell’atmosfera lì, con lo spazio sospeso ai rintocchi del tempo. Peckinpah c’avrebbe messo chili di sangue, Leone avrebbe lasciato tutto alla volontà del Clint Eastwood di turno. Scenografia e sceneggiatura, i Movie Star Junkies si ficcano dentro a una roba da registi e ne escono fuori con un disco, “Son Of The Dust”, che sfugge a quella che è la sua natura stessa. Un piccolo lungometraggio da 40 minuti, una storia, coi morti ammazzati, le anime nere, come quelle che finiscono nei film western, come quelle che i Movie Star Junkies, in un modo o nell’altro, avevano sempre voluto raccontare.

Il primo monito è che questo disco è musica da leggere, da vederci appresso attaccato qualcosa. Ancora di più delle cose precedenti, il concept su Melville, “A Poison Tree” che dentro c’aveva rimandi alle poesie di Blake e ai racconti di Emanuel Carnevali. Immaginatevi così dieci lunghi piani-sequenza, ognuno dei quali intento a prendere tutto quello che c’è di vivo o di morto nei quadri catturati dalle parole, da degli strumenti che non erano mai stati, nel caso dei Movie, così modulati come un lungo continuum. “These woods have ears”, la prima, è una panoramica di quello che lo straniero si trova di fronte arrivato al villaggio. Cumuli di sabbia, buchi neri, gente a cui il respiro è stato tolto da una siccità devastante. Per far fronte alla quale viene chiamato lui, taumaturgo pagano che, in un modo o nell’altro, riuscirà a tener fede al suo impegno. Col costo di una vita, l’aiuto di un’altra, a sua volta sconvolta da un successivo martirio. Tre personaggi protagonisti di una storia che, a rivelarvela, finirei per togliervi la curiosità di stare ancorati fino al finale.

Ovvio che però non ce ne sarebbe bisogno, perchè i Movie Star Junkies regalano una sonorizzazione coi fiocchi. Pezzi che stanno lì a enfatizzare l’atmosfera dei fatti narrati, tengono il passo delle parole che, come tradizione, a tratti diventano urli sciamanici, grida incontrollate o, più semplicemente, impellente bisogno di mostrare come, da band che veramente si rispetti, in quelle canzoni ci si finisca per ‘abitare’. L’anima tutta e il background sono puro blues, ma di quello sbronzo e malato, figlio bastardo mischiato col garage e il rock’n’roll, e dilatato poi a lasciare emergere il songwriting e il folk, che sta nella melodia, nascosto sotto, con la sua discografia di Tom Waits e Nick Cave ripiegata e messa giù al braccio.

Citarvi un pezzo tanto che un altro, finirebbe per togliere tutta l’imprescindibilita col quale, immagino, sia stato concepito il lavoro. Vi basti sapere che ad ascolto finito sarà come risvegliarvi da una lungo miraggio passato tra orecchie e occhi, come finire un libro e rileggere centinaia di volte l’ultima pagina. Oppure come uscire dal cinema e tener vivo dentro il peso di ciò che si è ammirato. Buona visione.

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La recensione Son of the dust di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-03-05 00:00:00

COMMENTI (30)

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  • bigblackcar 9 anni Rispondi

    "A long goodbye" è bellissima.

  • utente57088 9 anni Rispondi

    "padroneggiano gli strumenti in maniera celestiale!...." e' sublime elegiaco!..

  • whoiswho 9 anni Rispondi

    ok allora dirò che padroneggiano gli strumenti in maniera celestiale!

  • utente57088 9 anni Rispondi

    Elegy la creazione artistica implica delle prerogative e questo e' imprescindibile, il valore artistico di un opera e' legato a dei parametri di valutazione, la pop-art ci ha insegnato che un opera d'arte puo' essere l'esatta copia di un oggetto anche se non ha un contenuto artistico, senza per questo assumere a sua volta un significato , alla base di tutto deve esserci un "concetto" una "progettualita'" una "ricerca" nella creazione ed (cosa principale....) una attitudine artistica, e' chiaro che ogni compositore ha un background una formazione una memoria una "influenza", il problema e' renderla piu' o meno esplicita, meno vacua citazione-didascalica piu' vago-rimando, ma solo gli artisti di un certo spessore ne sono capaci.......
    Parlo Castore in genere apprezzo i tuoi interventi ma per favore evita di usare il termine "spaccano" e' orribile.....

  • whoiswho 9 anni Rispondi

    se mi permettete, questi dal vivo spaccano e non ti devi nemmeno sorbire i discorsi vetero-comunisti alla capovilla.

  • Elegy 9 anni Rispondi

    Feed, inventare musica originale e' impossibile e questo lo sai anche te. L'originalità sta nel rendere proprie le influenze che tutti hanno e magari mischiarle creando qualcosa di personale, ma detto questo, saranno sempre riconoscibili i gruppi di riferimento. Questo vale anche per i MSJ che sono oggettivamente bravi, soprattutto dal vivo.

  • JackLemon 9 anni Rispondi

    C vediamo al MIAMI piccola feed!

  • JackLemon 9 anni Rispondi

    Ripeto,puro Genio!
    Noi umani arriveremo a comprendere questi messaggi ed allegati non prima di 10/20 anni.
    Questo e' il margine che feed ha rispetto a noi miseri umani,meditate gente,meditate!

  • utente57088 9 anni Rispondi

    http://www.youtube.com/watch?v=3pybeRsLOGw

  • peevpeev 9 anni Rispondi

    ma sto feedbacknoise si può sapere cosa ascolta?