Edipo Bacio battaglia 2012 - Pop rock

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Edipo merita la dovuta attenzione. Ha testa acuta, ma, a mio avviso, qualcosa di fulminante non l'ha ancora scritto.

Magari è una menata e basta. Non interesserà a tutti: non tutti sono infognati di serie televisive, mi son detto. A maggior ragione della meta-fiction. In più c'è da spiegare la “Puntata Paintball”. (se non vi piacciono le recensioni lunghe ce n'è una corta dopo il *).

Il concetto Puntata Paintball (PP) me l'ha fatto capire Marco Villa [che ha anche ben spiegato su Dailymovie perchè al momento nelle Serie Tv il meta vada così di moda (ovvero la tendenza di citare altre serie, o film, o, più in generale, altri linguaggi)] e si riferiva a Community, che è una serie comica dove sette studenti formano un gruppo di studio. Uno è un patito di cultura pop, vive citando film o serie Tv, qualcuna di queste è vera, altre sono inventate. Poi, tutta la serie si autocita (molte puntate ne rimandano altre, ecc ecc). Insomma, è un mondo chiuso, devi aver voglia di entrarci, seguirlo. Sinceramente, ci capisci poco. Gli autori se la ridono tra di loro e basta, dici. Poi arriva la PP, puntata 23, prima stagione, che è la cosa più divertente mai vista. In breve: è come se Woody Allen dirigesse un film sparatutto con Steven Segal. Il mondo, di colpo, ti si apre. Entri anche tu nel gruppo, vai a seguire i tanti fili di lana che tessono una battuta con l'altra: dimentichi tutte quelle cose cervellotiche, vai oltre, ridi e basta. Non sarà mai la tua serie preferita ma ti ci appassioni.

Con Edipo il discorso è simile. Sono storie su cliché più o meno comuni: della musica, del rapporto sfigato-strafiga, fino ad allargarsi alla famiglia e infine alla politica e alla società (guerra compresa). C'è il cinismo, l'ironia, la supponenza (non è per forza un difetto). Scrive bene, ci sono frasi che te le appunti, come quando spiega il tradimento estivo di una ragazza in vacanza con “Perchè certe donne quando son confuse hanno un modo di soffrire che è lo stesso in cui si diverte un uomo”. Semplicemente poetiche: “il temporale io l'ho sempre percepito come un mare che ha provato a volare ma che non c'è riuscito”. O decisamente meno originali: “ mia nonna […] era una contadina e poi ha deciso di andarsene, lo sai che raccogliere le pere nei campi è molto più grunge che farsele?”. Qualcuna di queste è vera, altre sono inventate, ad esempio: dice che non suonerà al MI AMI perchè “nella recensione c'era scritto che siamo arrivati tardi è ritornato in voga il suono della Telecaster”. Ecco, la suddetta recensione, su Rockit, non è mai esistita.

E volendoci soffermare su questa (dal momento che Rockit organizza il MI AMI, ecc ecc) la canzone dei piccoli spunti geniali ce li ha: come prima cosa dice che non ci andrà perchè al mare preferisce la collina (cfr. il palco la Collinetta di Jack) come se volesse chiarire fin da subito che si tratta dell'elenco di frasi fatte che puntualmente si dicono sul festival. E' un gioco ben studiato, parola su parola. Mi domando solo se tutta l'operazione, oltre al notevole sforzo cerebrale (glielo riconosco), abbia anche dell'altro. Qualcosa di veramente Bello, il fulmine a ciel sereno, dico.

Quindi compare l'ipotesi che sia tutto un meta-discorso: il musicista che parla dei luoghi comuni della musica, l'innamorato che parla dei classici dell'amore, la famiglia ridotta a psicologia spicciola, ecc ccc. Potrebbe essere un racconto pop (e si sa, il pop è citazionista): l'importante è descrivere un mondo, il suo. Ma è un mondo chiuso: puoi provare simpatia, ma non di più. Se la ride da solo, dici. Aspetti la Puntata Paintball.

*Fa elettropop ridotto ai minimi termini, le basi sono semplici, le melodie non sono eccezionali e difficilmente bucano le orecchie, insomma, in passato ce ne sono stati di più bravi (Macromeo, il Bugo di “Contatti”, o Swim, per esempio). Tutto, inevitabilmente, si sposta sulle parole. E difficilmente le accetti con leggerezza: troppo cinico, in costante lamento per le occasioni che non ha avuto, disfattista come il peggiore degli invidiosi di provincia. Manca una canzone che ti appassioni, un pezzo che ti faccia passare sopra a tutte quelle situazioni così cervellotiche. Voglio dire: che le giustifichi, in qualche modo. Potrebbe essere “Baristi stagionali”, ma non rimane in testa il giusto. Cosa che fa invece “E a dire me ne vanto” ma, sinceramente, puzza di sfiga (del tipo: la colpa è sempre di qualcun altro). “Idroscalo” ha una bella melodia ma poi capisci che è la stessa di “Bandiera Bianca” di Battiato. La degregoriana “I nudisti del mar baltico” è dolce, ti restituisce il discorso politico in maniera originale, lo sporca di roba quotidiana, ci aggiunge la malinconia (troppo, forse). “Il Mondo ha perso” è un pezzo rap divertente e con un testo molto intelligente, ma direi che è poco per salvare un intero album. Perchè, ormai è chiaro, se ho speso parole su parole, tirando in ballo le Puntate Paintball e la metafisica, ovvio, è perché Edipo merita la dovuta attenzione. Ha la testa acuta, ma, a mio avviso, qualcosa di fulminante non l'ha ancora scritto, qualcosa che ti apra davvero al suo mondo [dolce, tenero, vero, ma (sfigatissimamente) chiuso]. Un pezzo, semplicemente, bellissimo, qui non c'è.

Magari arriverà.

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La recensione Bacio battaglia di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-03-16 00:00:00

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