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album Belong To You - DYDIn evidenza

recensione DYD Belong To You

Foolica Records 2012 - Indie, Elettronico, Electro

RECENSIONE
20/03/2012

Dopo aver visitato la notte attraverso le acrobazie nevrotiche e incandescenti di “Kumar Solarium”, i Did di Torino costruiscono dei suoni più in sintonia con le prime luci dell’alba, l’attimo in cui la stanchezza diventa concreta e gli occhi mettono a fuoco i volti trasformati da un numero imprecisato di ore passate a ballare e a buttare giù cocktail torbidi e colorati. Messi, per il momento, da parte i suoni catchy e i riarrangiamenti in chiave disco di schegge punk stile “Ask U2”, resta in piedi un mondo di suoni inebrianti e di melodie rarefatte, fluttuanti su scariche di ritmi che si intersecano e costruiscono movimenti caldi che accarezzano lo sterno. La band si muove con un passo laterale anche rispetto alle melodie dolci di “Stop giving up”, i battiti acquistano nuovo senso mentre i suoni acidi si sciolgono in atmosfere sempre più avvolgenti. I colori non sono più tinte fosforescenti spruzzate con violenza sulla tela, ma sfumature apparentemente confuse che disegnano qualcosa di curioso.

“Belong to You” brucia tutte le previsioni, non è un disco immediato come i lavori precedenti ma qualcosa da scoprire piano piano. Lasciare perdere dopo il primo ascolto sarebbe un errore imperdonabile. Qui dentro non c’è l’impatto violento che spinge subito a ballare tra folle sudate, il ritmo sale lentamente all’interno del corpo, all’inizio è impercettibile, ma poi diventa impossibile abbandonarlo e non si può che lasciarsi trasportare. Il suono diviene un tenue massaggio, tanto per un movimento fisico quanto per un viaggio mentale. Tutti gli ingredienti amalgamati con cura nel notevole esordio sono qui rimescolati e danno luce a qualcosa di nuovamente sorprendente. C’è spazio anche per piacevoli virate verso territori precedentemente inesplorati: “Group Bombino” è una lenta agonia malinconica, dove un pattern intermittente sprofonda nelle distorsioni di un’irresistibile chitarra low-fi.

Questo EP è stato prodotto da Sal P dei Liquid Liquid, ma non è questo il motivo per cui è interessante. E’ piuttosto la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i Did sono una band troppo sottovalutata in patria e uno dei gruppi più interessanti di Torino, dove non suonano quasi mai come amano ricordare a chi glielo chiede. L’amaro in bocca resta perché i pezzi sono troppo pochi anche se non è il caso di lamentarsi troppo.

Tracklist

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Commenti (1)
  • daniele sartori 20/03/2012 ore 13:57

    purtroppo di band sottovalutate ce ne sono molte in italia , questo è dovuto ad un fatto culturale,
    poca propensione al nuovo e al diverso e alla lingia inglese !!! La TV ha rincoglionito il popolo Italiano.
    purtroppo ci sono anche molte band sopra-valutate che non hanno portato aria fresca alla cultura musicale italiana.
    si salvano in pochi !!!

    avanti tutta DID.

    > rispondi a @daniele77
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