07/05/2002

Curioso nome quello dei Monkey Buzzness, band con un forte debole per il rock ‘n’ roll che in questo “Mustango” mostra palesemente senza vergogna alcuna: l’iniziale “Future against mathematics”, non a caso, è uno strumentale che fin dal titolo rivendica questo amore per le radici del genere. Non che nel proseguio i Nostri smentiscano quanto dichiarato finora, anzi se possibile rincarano la dose facendo il verso ai Sonics in “Monkey bastard”; “Your black love” strizza invece l’occhiolino al blues, ovviamente quello sporco e putrido che oggi trova la sua collocazione ideale non più nei campi di cotone ma nelle periferie urbane. “The preacher”, subito dopo, fa venire alla mente i Twenty Miles di quel Judah Bauer che non dovrebbe esservi sconosciuto se frequentate abitualmente il genere.

“I got something to do” parla la stessa lingua degli episodi precedenti, ma gode di un mixaggio più furbo e di una scrittura leggermente più affinata al punto che tornano in mente i primi vagiti della compagine guidata dai Glimmer Twins. Al contrario, la title-track ha un incedere più disordinato mentre la successiva “Cat house voodoo” segue le orme della Blues Explosion; “Giordano Bruno” e “Sea of love” sembrano invece provenire dal repertorio di uno dei tanti gruppi surf che nei sixties popolavano le playlist delle radio alternative d’oltreOceano. Chiude infine la tracklist “Monkey style”, brano che non si discosta dal canovaccio sonoro dell’intero lavoro.

“Mustango”, quindi, evidenzia la vivacità di una scena ‘made in Italy’ che, ancora una volta, si confronta con la miriade di proposte roots oltreconfine uscendone come minimo degna di giocare l’ipotetica sfida ad armi pari.

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