01/03/2013

È dal 2007, quando sono nate da una crew di universitari di Salerno, che le Visioni Distorte suonano nei locali e su moltissimi palchi della loro Campania, facendo così gavetta ed esperienza. Forse è anche per questo che quando esce questo loro primo EP, “Distinte Visioni”, nel 2012, sembrano già molto esperti e maturi.
Ma come sono queste visioni, distorte o distinte? Dopo l'ascolto dei brani e della title track soprattutto, la risposta è entrambe. Quelle distorte sono le visioni dei componenti del gruppo, cinque persone molto diverse l'una dall'altra e che mettono in questo disco qualcosa di proprio: personalità, idee, ispirazioni e suoni lontanissimi tra loro. Per questo è così difficile rinchiuderli in qualche genere musicale preciso, anche se alla fine non è poi così importante: “chiamaci bastardi siamo solo dei meticci”, dicono. È vero che sono meticci, almeno musicalmente. Il minimo comune denominatore è il rock, che è alla base di tutto. Poi ognuno aggiunge del suo, dal metal al rap, nei testi o nei suoni, “mischiando le influenze dentro un grande calderone”. Cantano in italiano e nel loro dialetto e mescolano l'elettronica alle schitarrate distorte e ai giri di basso potenti. L'intero EP è potente, totalmente autoprodotto (e 100% made in sud). Dicono in un'intervista che è principalmente la Campania che li ispira; poi Caparezza, a cui hanno dedicato un vero e proprio tributo, i 99 Posse e anche i Subsonica. Queste, e molte altre, le influenze musicali dentro al calderone.
Le Visioni Distorte hanno una bella testa e abilità di scrittura e usano bei giri di parole e belle rime per affrontare nelle loro canzoni sia le tematiche più attuali e scomode come in “Non si muove una foglia” o “Stamm street” (featuring Terza Classe), sia le situazioni più semplici e quotidiane, come “Fonic-Oh!”, divertente, dedicata al loro fonico in particolare e a tutti i fonici in generale.
Appassionati, sono gente di cuore, come dice “Tutti consapevoli di essere niente”. Distinte o distorte che siano queste visioni, questo disco è ricco, sostanzioso; è un piacere ascoltarlo.

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