Figura Otto ep 2001 - Elettronica

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Una volta ascoltato questo cd, viene quasi da credere che certe sonorità che ci spacciano, sempre e comunque, come anglosassoni, o giù di lì (Bristol, Londra, ecc.), sono in realtà ben presenti anche sul suolo italico: forse ci nutriamo d’altro e non le notiamo.

Non voglio fare piagnistei e neanche elucubrazioni socio-musicologiche; penso solo che all’estero hanno Lamb, Lali Puna, Notwist, Massive Attack, etc. e li valorizzano fino alla morte; noi italiani (come establishment) non sappiamo neanche renderci conto che spesso, musicalmente, cerchiamo solo di passare a nuttata. Si tira a campare insomma… singolino più, singolino meno.

I Figura Otto sono una realtà musicale che per propria ammissione cerca di scomporre e ricomporre frammenti musicali moderni (vedi elettronici), colorandoli con sonorità calde come trombe, moog, analogic processing.

Questo loro ep omonimo è un prodotto molto maturo che spazia da gelide intelaiature di sintesi a passaggi jazzati; la composizione è frizzante (musica d’atmosfera non vuol dire per forza ‘musica pacco’!) e si avvale di una voce molto evocativa e sognante come quella di Daniela. I riferimenti possono essere quelli già citati in precedenza con l’aggiunta degli Everything but the girl più ispirati degli anni passati; pezzi, quindi, che rimangono belle canzoni da ascolto pur essendo in qualche misura ricercati - e da ciò nasce la sensazione che la cifra stilistica della band sia proprio da ricercarsi nel perfetto equilibrio con cui compattano un materiale tutt’altro che scontato.

Che le mie parole non suonino retoriche: come uomo ed ascoltatore non ho nel Dna, da sempre, questi suoni; sono stati i Figura Otto ed installare il loro software sonico sotto la mia pelle e se ci sono riusciti è proprio perché non affondano in manierismi e trilli di futile egocentrismo ma, come gli inglesi Lamb, cercano di creare poesia musicale moderna, sottoforma di semplice ‘canzone’.

E’ bello quando le orecchie e il cervello ci spingono insieme a schiacciare ‘play’ sul telecomando dello stereo; è bello sapere che il gruppo ha una buona predisposizione live (suona, non sa solo giochicchiare, con Pro Tools, Sonar e plug-in vari); ed infine è anche bello sapere che il progetto ha il sapore di una sintesi tra passato, presente e futuro.

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La recensione ep di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2002-05-07 00:00:00

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