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RECENSIONE
09/05/2002

E’ ormai passato qualche mese dall’uscita di questo quinto disco della Carmencita nazionale, il primo registrato dal vivo per questa ragazza catanese. Un album live che, come molti di voi sapranno, non è stato pubblicato per ‘celebrare’ alcun anniversario, bensì per fotografare due concerti speciali, ovvero quelli tenuti il 14 e 15 luglio 2001 al Teatro Greco di Taormina.

In realtà, a dirla tutta, è forse il mixaggio l’unico aspetto che tende un po’ a rendere l’opera ‘celebrativa’, con i cori del pubblico fin troppo da sottofondo, ma tendenzialmente il risultato finale è più che apprezzabile: le versioni delle 15 tracce qui presenti sono arrangiate per un’orchestra di oltre 30 elementi, sicché il documento della serata non poteva rimanere inedito per molto tempo.

Allora avremmo tanto voluto che - di nuovo - il mixaggio rendesse un po’ più fedelmente l’atmosfera di quelle serate, riducendo magari di un pizzico la ‘potenza vocale’ di Carmen a favore di archi, fiati, percussioni e strumenti vari che emergono nella loro bellezza solo nelle parti strumentali. Non che il resto sia solo ed esclusivamente ad appannaggio della protagonista, ma se si fosse rischiato un po’ di più il disco sarebbe stato opera dal valore assoluto.

Ma siamo in Italia e la ‘Voce’ è uno strumento con la ‘V’ maiuscola, quindi occorre assecondare questa esigenza; la fortuna ha però voluto che fosse la Cantantessa a sospirare al microfono, facendoci rivivere alcune fra le canzoni più belle del suo repertorio. Si inizia con una versione marziale di “Per niente stanca”, episodio che squarcia l’udito e che costringe alla massima attenzione per il proseguio. Subito dopo però è la volta di “Parole di burro”, uno dei pezzi che meglio rappresenta la canzone italiana di questo inizio secolo.

E in fondo la Consoli ha partorito, nel tempo, svariate melodie entrate nel cuore dei più: cosa mi dite, infatti, se cito titoli come “L’ultimo bacio”, “Amore di plastica”, “In bianco e nero” e l’evergreen “Confusa e felice”? Suppongo concordiate con il sottoscritto - ammesso vi piaccia lo stile di questa ragazza - se scrivo che pochi altri artisti oggi siano capaci di interpretare il ruolo che, volente o nolente, Carmen si è cucita addosso per il semplice fatto di esser riuscita, in così poco tempo, ad essere/diventare quel che è.

“L’anfiteatroelabambinaimpertinente” diventa quindi un simbolo che rappresenta, allo stesso tempo, un punto d’arrivo e di ripartenza per questa splendida donzella. Adesso aspettiamo di sentire cosa ci riserverà nel futuro, ma siamo fermamente convinti che le sue canzoni risuoneranno ancora nelle case di molti.

Amen.

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