24/04/2012 di Mario Lo Jacono

Quella di Herself è una storia che vale la pena raccontare. Perché in una manciata di dischi e di collaborazioni Gioele Valenti è riuscito a codificare una via italiana al neo folk. La formula, che fa il pieno di emotività lo-fi, si ritrova in pieno con il nuovo lavoro, intitolato semplicemente "Herself". Solo che a questo giro il talento del musicista palermitano appare ancora più affinato nei mezzi e nelle prospettive.

Valenti per questo suo ritorno sulle scene (lo attendevamo con un album vero e proprio dal 2008, quell'"Homework" che rappresentava un piccolo capolavoro) abbandona la parte più dissonante del suo repertorio, per lasciarsi andare a quelle melodie sognanti di cui sembra ormai diventato un malinconico custode. Assieme a lui in un paio di brani c'è pure Amaury Cambuzat degli Ulan Bator.

Raccontare i brani di questo lavoro sarebbe come svelare il finale di una favola inedita: basti segnalare "Funny Creatures" e quella sua fragranza di pop-shoegaze anni 80, la dolcissima reiterazione acustica di "Tempus Fugit", il bel fingerpicking di "Outside The Church". Herself continua a sfornare dischi che vale la pena di ascoltare. Per la cura e l'ispirazione che c'è dietro.

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La recensione Herself - Recensione - Herself di Mario Lo Jacono è apparsa su Rockit.it il 19/08/2019

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