27/11/2012

Nuovo album per Garbo, uno dei Bowie italiani degli anni 80 (la sua "A Berlino... Va bene” fu un evento per gli adoratori nostrani del Duca) e uno che fedele alla linea lo è sempre stato, non discostandosi mai troppo da quella tracciata dal bel David proprio nei suoi album berlinesi e seguita da altri adoratori stranieri (tanto che uno dei suoi brani più famosi, “Il fiume”, è praticamente la cover di “Heroes” con il testo cambiato).

“La moda” non si discosta dal solco e non ci offre, quindi, improbabili Garbo twee. Ma mentre negli ultimi album, almeno a parere del sottoscritto, l’ispirazione difettava un po’, stavolta questo disco è molto buono: anzi, almeno per i primi cinque pezzi, quasi perfetto. Anche merito di Luca Urbani, ex Soerba, che co-firma (e ci mette pure la voce nei cori di “Sexy”) quasi tutte le composizioni della raccolta. Il Buon Vecchio Suono Bowiano viene aggiornato alla luce di quanto fatto dai suoi epigoni negli ultimi 35 anni: le influenze di Virgin Prunes, Depeche Mode e Nine Inch Nails sono là, neppure tanto nascoste. Ma, sarà il tocco di Urbani o quello di Garbo, c’è anche qualcosa di inaspettato: “La moda” è la canzone che da troppo tempo i Subsonica non sanno più scrivere e “Quando cammino”, complice forse gli inserti in tedesco di Linda Giacomello, rivela come Garbo ha saputo trarre profitto dalla lezione dei Rammstein, raffinandola, ovviamente, da dandy notturno quale è sempre stato.

“Sparare” mostra nell’incipit dell’arrangiamento una veloce eco di “Under Pressure”, ma sfoggia poi una chitarra quasi memore dell’insegnamento di Reeves Gabrels. Praticamente perfetto fino a questo momento, “La moda” perde quota con “Gira in continuazione 03”, per i miei gusti troppo italiana e troppo Bluvertigo (ma dei Bluvertigo minori): un brano discreto, intendiamoci, ma inferiore ai precedenti. E si continua così, tra pezzi ottimamente arrangiati e interpretati (vi siete mai accorti delle sfumature che Garbo sa dare ai testi quando canta? No? Male), ma che non aggiungono molto di importante.

Filo conduttore del disco, ma non è una novità, lo spleen esistenziale e notturno di chi è costretto a vivere in un mondo massificato, ma cerca la bellezza in ciò che è strano e inconsueto ed ravvivato, a sprazzi, da vampate di desiderio erotico. Non una novità, per Garbo, certo. Ma da lui non ci aspettiamo novità, bensì sicurezze e bellezza. E, per la prima metà di questo disco, ha centrato perfettamente l’obbiettivo. 

 

Tracklist

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Commenti (1)

  • marco.farina 30/11/2012 ore 15:36 @marco.farina

    perfetto! un artista passa la vita a trovare una propria via, un modo proprio per poi farsi accostare in una sola recensione a:

    1- bowie
    2- dm
    3- virgin prunes
    4- subsonica
    5- rammstein
    6- queen
    7- Reeves Gabrels
    8- bluvertigo (minori)

    saluti
    marco

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