04/09/2012

Io non pongo limiti all’elettronica: può prendermi e tirarmi giù dal letto o farmi sognare lontane piste da ballo sospese tra gli anni ottanta e il cielo, a volte plumbeo, a volte no. C’è sempre una sorta di anima riconoscibile che le dà quel non so che di personale, in un oceano di sintetizzatori e macchine usate in mille modi, per sposarsi con nonchalance con altri generi: lo fa per gioco, o per sondare profondità, o per acquistare un marchio da very danceable one.

Con i Martin Kleid prevale l’ascolto, il coinvolgimento emotivo più del muovere il corpo, la piega non perfetta del giorno più dell’attesa febbrile di sorprese notturne: bella “A Man With A Code Gun”, tra la tensione artificiale e un ritornello morbido, come pure “Most Beautiful Thing” che incide linee di voce minimali su un tappeto di suoni sintetici in marcia cangiante, e arriva l’autunno, e con lui lo smarrimento e i dubbi e gli epocali progetti mai attuati che accompagnano ogni settembre.

E la colorata malinconia di “The Distance”, il piglio deciso di “You Are All That I Need”, la speranza alla fine di un viale alberato di “Stranger”, tutto va a comporre un lavoro che non brillerà per originalità, ma che funziona, leggero e senza sovrastrutture, elettropop very british che non mancherà di fare conquiste, e arriva l’autunno, e con lui tanti nuovi gruppi (bravi) da scoprire.

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La recensione Martin Kleid - Recensione - 8lights di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 24/07/2019

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