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RECENSIONE
03/07/2012

Presentarsi, come fanno i Maniacs, definendo il nuovo disco “qualcosa che in Italia ancora non c'è” è piuttosto azzardato. Non è che il rock distorto hardcore - ma anche melodico - non si sia mai sentito da queste parti. Poco male, comunque: tutto si è già sentito e alla fine l'importante non è il cosa ma il come.

La domanda quindi è: come? Abbastanza bene. La novità del cantato in italiano dona un'aura di maturità a queste quattordici – sì, ce n'è un paio di troppo – canzoni tonanti di inquietudine. Un rock secco e massiccio - di matrice chiaramente americana, ma senza snobbare la realtà italiana - che lascia il tempo di respirare solo durante i due intermezzi strumentali, abbastanza scialbi a dire la verità, e l'unico pezzo lento, “Aria”, cupamente melodica, che esplode alla fine in un breve momento di furia claustrofobica.

Tutto il resto è un continuo incalzare di muri di chitarre, ritmiche possenti, riff e distorsioni, accelerazioni punk e rallentamenti blues, che avvolgono testi amari, ora intimi ora più “politici” e sempre attenti a non cadere dal comprensibile al banale, e melodie dall'anima più pop di quanto vogliano dare a vedere, in particolare quelle della title-track, di “Odio” e di “Danza macabra”, pezzo accusatore dal ritornello killer, stile Ministri ma turbato da una coda di oscura psichedelia, la stessa che chiude l'album con un “doppio sogno” di voci al contrario e pulsazioni malate.

Tracklist

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