14/06/2012

“I Panama Road nascono per scherzo”, leggo nell’incipit della bio. Ok, cercherò di prenderla sul ridere, allora, anche se, con quelle chitarre scordate e i suoni da multieffetto Behringer, col cantante perennemente fuori metrica e stonato in modo vistoso in altrettante occasioni (“Treno per Panama”, “Da qui” e “Fuori tempo massimo”, su tutte), i presupposti non sono molto allegri.

Va beh, pazienza la tecnica, mi si dirà, anche i Sex Pistols non erano dei fini interpreti... bisogna valutare la proposta. Presto detto, anche qui abbastanza tristemente, per i Panama Road: rock italiano anni Novanta (un’etichetta che sta iniziando a diventare motivo di preoccupazione, almeno per il sottoscritto), un po’ Litfiba un po’ Negrita, qualche accelerazione hard rock, ben imbottita di cliché (“Faccia da sveglio” e ancora “Da qui”, di cui però si salva il piacevole assolo finale), incursioni abbastanza maldestre nel crossover (“Mind of your time”), una ballata sgangherata come “Vivo”.

Non c’è da parte mia alcuna volontà di infierire, per cui mi fermo qui. Resta il fatto che per una band mandare in giro un prodotto di questo genere è, nella migliori delle ipotesi, controproducente. E chi lo recensisce non può che prenderne atto.

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La recensione Panama Road - Recensione - Road to Panama di Silvio Bernardi è apparsa su Rockit.it il 18/08/2019

Commenti (1)

  • Call me Otis 15/06/2012 ore 15:24 @callmeotis

    Vabbè non sono dei fenomeni, ma non mi pare poi tutto questo disastro. Cioè capiamoci, alcuni pezzi su "Con due deca" erano molto peggio.. Non conquisteranno il mondo ma per essere una demo c'è di peggio.

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