Gioman & Killacat Storie infinite 2012 - Reggae

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Un disco completo, denso di significati e messaggi sinceri. Per chi ama il genere ma non solo

Questa recensione arriva con molto ritardo, è colpa mia. Ma il disco è talmente bello che vale la pena raccontarle anche ora le "Storie Infinite" di Gioman & Killacat. E non lo dico solo perché mi devo far perdonare che è passato tanto dall'uscita; lo dico perché il disco è fatto bene, curato nella produzione e molto molto ricco. D'altronde Gioman & Killacat, che sono fratelli, di Catanzaro, non sono dei novellini, anzi sono l'orgoglio della Calabria, questo è il loro terzo disco e ormai hanno entusiasmato le dancehall di tutta Italia con le loro canzoni e le loro collaborazioni.
"Azzeriamo le difese, un virus nel paese, vibrazioni in quantità, questo è palese, in italiano e inglese" canta Killacat in “Su le mani”, ed effettivamente queste parole sono un po' la summa di tutto il disco. Roots reggae, dancehall, ragamuffin sono le vibrazioni di cui parla; le proprie radici, amore, schiavitù e libertà e dedizione alla musica gli argomenti che raccontano, anche in dialetto, oltre che in italiano e inglese.
"Como U Sula" è infatti un po' l'altro manifesto dell'album: "brucio come il sole perché son calabrese e me ne vanto... canto e son contento". Positività, energia. Si celebrano la vita e l'amore nella più classica delle tradizioni musicali giamaicane che gran parte del nostro sud Italia ha preso a cuore e ci si è in pratica gemellato. Dal gemellaggio ai featuring presenti nel disco il passo è breve. Anansi in "Via per sempre" s'intreccia benissimo con Gioman & Killacat: cantano l'amore per una donna in particolare, mentre 2La Cura" con i Sud Sound System è per "tutti quelli che si amano, per tutte le belle ragazze della Calabria, del Salento, di tutta Italia". Questi per lo più sono i toni del disco.
Gioman & Killacat però sono anche abbastanza arrabbiati e quindi denunciano e dicono la loro. "U Cuntu è Salatu" è la canzone più dura, o almeno, la meno morbida. Non credo sia un caso che con Gioman ci sia proprio Payà dei Boom Da Bash, anche loro molto positivi ma molto incazzati. Il fatto è che più loro s'incazzano più la parlata in dialetto si stringe e per chi non lo conosce diventa difficile da capire. Ma va bene anche così, tanto quello che c'è da capire si capisce, si usa l'immaginazione e in un certo senso ci si fida. E poi c'è la musica che ti suggerisce il senso da cogliere di queste canzoni e ti accompagna, a volte ti trascina, nel ballo. Questa musica va ballata oltre che ascoltata. È l'imperativo, è fatta apposta.
Alcuni riddim presenti nel disco sono già stati usati da altri artisti, quindi possono risultare familiari al primo ascolto, come quello di "Erba Gramigna", già personalizzato dal Brusco (ma non solo). Lui parlava al suo amore. Gioman & Killacat invece fanno il loro tributo sincero all'erba gramigna. È divertente vedere cosa stimola lo stesso riddim in artisti diversi; in Giamaica questa pratica è usatissima e funziona benissimo, ci sono album interi fatti con una sola base e tanti cantanti che la interpretano.
E infine loro, Gioman & Killacat, così diversi, come le loro voci del resto. Bassa e profonda quella di Gioman, acuta e più dolce quella di Killacat, messe insieme si compensano e s'intrecciano alla perfezione; separate svelano i sentimenti e le attitudini di ognuno dei due: Gioman canta "Schiavi" e "Mi libera", Killacat "Quando ti rivedrò" e "Un altro viaggio", che è stupenda. Bravissimi, anche da soli. Per chi ama il genere, "Storie Infinite" è un disco completo, denso di significati e messaggi sinceri. Chi invece non ama il genere, e pensa siano solo canzoncine carine da sentire d'estate, al mare sotto il sole, per far muovere i culi sulla spiaggia e far sognare i Caraibi, potrebbe cominciare a cambiare idea.

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La recensione Storie infinite di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-03-02 00:00:00

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