23/05/2012

La domanda è una sola: con tutta la brutta musica che gira, c'è bisogno di persone intelligenti che decidono di fare musica volutamente brutta?

La risposta mi pare evidente, eppure tanto scontata non è, visto che gli Heroscimmia da qualche anno si pongono come obiettivo la scrittura di canzoni fastidiose, che sfidano l'ascoltatore ad arrivare alla fine del disco. Non aspettatevi rumorismi urbani o cori tibetani: di base, si tratta di canzoncine pseudo pop, segnate da un'elettronica casalinga e da un cantato sgraziato e sbronzo. Tutti elementi che, per inciso, di solito mi rendono contento.

Con gli Heroscimmia, però, non è così. Come nei lavori precedenti, infatti, l'aspetto che emerge maggiormente è di tipo concettuale. L'obiettivo della band è quello di superare in curva il pop più becero e sbeffeggiarlo. Intento lodevole, se non fosse che il risultato - ovvio - è puro trash. Se l'idea può anche essere interessante, il prodotto finale richiede un'applicazione continua di filtri e attitudini mentali, per ricordarsi di tutto il giochino e non considerare che si stanno ascoltando ventidue brutte canzoni. Ventidue brutte canzoni.

Poi gli spunti e i passaggi interessanti non mancano, perché Antonio Andrisani e Peppino De Florio di idee ne hanno e più volte riescono a metterle a fuoco. Ascoltate "DarWin for life" e "L'orrore" e capirete di cosa parlo. Tutto, però, è piallato da una volontà masochista, che fa trionfare un trash che sì, sarà pure ironico, ma trash rimane. E una canzone come "L'ombrellone" io non riesco a trovarla divertente. Il mio problema è tutto lì. Come per il disco precedente, la questione rimane una sola: gli Heroscimmia sono da prendere o lasciare, all'istante. Io lascio, nella speranza che, prima o poi, decidano di mettersi a scrivere belle canzoni. Non è mai troppo tardi.

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La recensione Heroscimmia - Recensione - Il disco commerciale di Marco Villa è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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