Satantango Downhill 2002 - Rock'n'roll, Rock, Psichedelia

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Come numi tutelari l’eroticissima Pj Harvey ossuta e spigolosa degli esordi, con tutto il suo carico di nevrosi e oscure tensioni, ma anche determinate atmosfere etiliche alla Mr Waits (di cui viene riproposta una ‘Big Japan’ riuscita a metà), per questo primo lavoro dei Satatango, ovvero vecchie conoscenze della “scena indie” nostrana, membri dei furono Tupelo e Playground, ovvero l’animaccia garage-blues del lodigiano a cavallo tra anni ‘80 e ‘90. Ovvero… Date le premesse, i fatti nudi e crudi: questo ‘Downhill’ è per certi versi addirittura sovraccarico, se capite cosa intendo. Di voglia di fare e tensione. Quasi claustrofobico. Troppe finestre chiuse. Troppi muri. Produce un Fabio Magistrali non al massimo della forma. Nessuna canzone colpisce al cuore più di un’altra. Il cd sembra interminabile. Chiusa: il progetto è sicuramente di gran classe. Ha ora bisogno di un suo tempo per maturare individualità e spessore. Vino e terra fertile non mancano, il talento neppure. Vediamo un po’ come va…

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La recensione Downhill di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2002-06-11 00:00:00

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