25/06/2012

Imprevedibilità. Ma alla fine, chi può essere davvero definito “imprevedibile”? Voglio dire, quando si considera come tale qualcuno, si finisce in qualche modo col prevedere che con la sua prossima mossa riuscirà a stupire. Per cui va a finire che cadono – o comunque si ammorbidiscono - entrambi i concetti: quello di “stupore” e quello di “imprevedibilità”. Capito? Troppo contorto. Cioè, prendi uno come Dargen: arrivato a questo punto, avrebbe tranquillamente potuto fare un disco facile, la classica roba da ascoltare mentre si aspetta qualcuno in stazione o si spostano i mobili in casa. Se pensi alla sua recente evoluzione, ci poteva anche stare, no? Ma se prendiamo per buono che sì, avrebbe potuto fare un album easy, ci saremmo mai davvero sentiti di escludere un vinile con due sole tracce da venti minuti l'una, costruite come dei deliranti flussi di coscienza? Chiaro che no. Perché Dargen è appunto uno di quelli che si possono definire “imprevedibili”, e qualsiasi cosa faccia, alla fine, rientra nel personaggio. Ergo, stupirsi veramente diventa più complicato. Ecco.

Che poi, tu l'hai capito cos'è che è 'sta Nostalgia Istantanea? Se superi indenne i primi diciassette minuti e dieci secondi lo scopri: “Se Dio si incarnasse ancora finirebbe su una croce tutta nuova, ripreso dai telefonini in aria, ecco che cos’è la Nostalgia Istantanea”. Una roba così, insomma. E se ci pensi, è un concetto mica da buttare, soprattutto considerando il momento storico in cui viene elaborato. Sì perché la nostalgia è un salvagente che ci aiuta a galleggiare nel piattume di questi anni, una valvola di sfogo che funziona anche – e forse soprattutto – se nemmeno hai l'età per sentirti nostalgico. Ma sai cosa? La nostalgia può diventare una spinta propulsiva per andare avanti. Che ne sai, metti che – approfittando del fatto che tutti sono impegnati a fotografare col loro telefonino il Cristo in croce – qualche burlone ne approfitta per fargli le corna da dietro. Un Messia con le corna. Rivoluzione totale. E anche qua si va avanti - anzi si sperimenta - scrivendo “nei momenti che seguono e precedono di poco il sonno, usando un lessico da narcolettico, quel narcolessico”. Giochi di parole e claim mascherati da rime, continui salti da un argomento all'altro in un flusso da ascoltare e riascoltare alla disperata ricerca di un senso che forse è come il famoso ago nell'altrettanto celebre pagliaio. La prima traccia scorre su un tappeto sonoro minimalista, che ricrea un'atmosfera teatrale intorno alla scrittura, vera protagonista di questo lavoro. Cantautorap appunto, fiumi di parole che si riversano nelle orecchie riempiendole fino al culmine e spingendo al cervello detriti verbali forse inutili ma comunque difficili da rimuovere, tipo “l'accondiscendenza è la virtù degli accondiscendenti”. Insomma, è sempre il solito meccanismo: “Oggi il mondo è un posto in cui qualsiasi vaccata tu dica verrà pubblicata e rivalutata, e trovi sempre uno stronzo che ti cita”. Se “Nostalgia Istantanea” può essere considerata come una introduzione a questa nuova esperienza dargeniana, “Variazioni sul Tema” è il vero nucleo di tutta la faccenda, venti minuti dal vago appeal psichedelico in cui succede di tutto, in un vortice di suoni, emozioni e pensieri. La struttura onirica qui è particolarmente evidente. Hai presente quando, prima di addormentarti, ti abbandoni a pensieri randomici che si susseguono alla velocità della luce? Ecco, una cosa così. E se il primo pezzo si chiude tirando in mezzo Dio – tematica ricorrente nella scrittura damiciana – il secondo ci lascia con un altro leit motiv dell'immaginario del Nostro, l'Amore con la “A” maiuscola: “il dramma è che tu ami solo tua mamma. Ma non è vero! Non la conosco! Non so chi sia, non so come si chiama, anche se mi chiama… Mamma arrivo!”.

Praticamente un frullato di Dargen D'Amico servito freddo, una di quelle cose in grado di accrescere l'aurea leggendaria che già circonda l'ex Sacre Scuole, da molti considerato alla stregua di un genio, un poeta, e in generale una figura da venerare. E qua siamo di fronte a quello che potrebbe essere il suo capolavoro. O forse – e non ce ne stupiremmo – si tratta solo di una grande presa per il culo.

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