Banda Jonica Matri mia 2002 - Cantautoriale, Folk, Etnico

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Nel retro di copertina di questo secondo lavoro della Banda Jonica compare la dicitura “file under: world music” a esplicitare senza mezzi termini che la rilettura (nonché la riscoperta) delle musiche tradizionali passa per un genere che, a dispetto del nome che lo caratterizza, è più vicino alle dimensioni locali che, ad esempio, al linguaggio globale del rock - che a sua volta raccoglie altrettanti sottogeneri.

Ma visti i tempi che corrono, il progetto coordinato da Fabio Barovero (altrimenti nelle file dei Mau Mau) potrebbe esser fatto rientrare nella dimensione ‘g-locale’, termine che sintetizza due dimensioni solo apparentemente poste agli estremi. “Matri mia”, infatti, è uno degli innumerevoli tentativi di avvicinare, in musica, elementi tanto locali (le musiche delle processioni siciliane) quanto globali (la tecnologia che standardizza i linguaggi).

Alla realizzazione del progetto contribuiscono stavolta vari personaggi, più o meno noti, apprezzati sotto altre vesti; ad esempio El Mono Loco, vocalist dei Macaco, che qui presta la sua voce all’iniziale “Espinita”, traccia che introduce alle bellissime atmosfere di un disco che, chiariamolo subito, piacerà molto anche a coloro che si cibano esclusivamente di rock e/o dei suoi sottogeneri.

Ascoltate ad esempio “Come l’aria”, brano che ospita Mauro Ermanno Giovanardi sia in veste di vocalist che di co-autore del pezzo: sentirete una delle cose migliori dei La Crus che, ahinoi, i milanesi non scrivono da qualche anno su album a loro intestati. Oppure “Santissima dei Naufragati”, con un Vinicio Capossela (al solito) superlativo nell’interpretazione. Gli altri ospiti alla voce li troverete in “Raïssa” (Artur H) e nella rilettura del tradizionale “Mi votu e mi rivotu” (Cristina Zavalloni a fare il verso a Le Loup Garou).

Tutto il resto, invece, è opera esclusivamente strumentale, con Roy Paci e Josh Sanfelici a dare il loro personale contributo al soprannominato Fabio Barovero in fase di scrittura, a meno che non si tratti di pezzi altrui (come “Giocondità”, “E vui durmite ancora”, “S.S. Cristo alla colonna”, e “Ombra sacra”).

Altro da aggiungere? Sì, che per chi non l’avesse capito, “Matri mia” è un disco imperdibile.

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La recensione Matri mia di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2002-06-20 00:00:00

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