Contradamerla 2000 - Rock, Folk, Alternativo

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E’ raro avere a che fare con band oneste sino in fondo. A volte la realizzazione di un cd, artigianale o no, bello o brutto che sia, rappresenta una sorta di status-symbol attraverso il quale, con malcelata soddisfazione, i ruspanti rockettari italiani esibiscono il loro smisurato ego. E guai a dire, poi, che certa musica non rappresenta nient’altro che una volgare scopiazzatura di questo o quell’artista. Potrebbe iniziare il finimondo.

Sia chiaro: quella descritta non è una regola, ma da queste parti certe cose sono all’ordine del giorno. Cosa c’entra tutto questo con i Contradamerla? Tutto e niente. Ma è bello sapere che esiste ancora qualcuno in grado di riconoscere, in tutta tranquillità, da quale tipo di fonti abbiano attinto, quali siano i loro padri putativi. Tanto che alla nostra domanda relativa alle influenze artistiche, loro hanno risposto: “molti…tutti”. Senza alcun problema. Il che non vuol dire che la loro musica sia una brutta copia di questo o quell’artista. Tutt’altro.

I Contradamerla sono stati bravi a miscelare tutti i loro punti di riferimento: la presenza di strumenti come violino, flauto, fisarmonica, rende il loro sound atipico, rimandandolo ad un certo folk-rock molto in voga nei ’60/’70, in grado di evocare il nome di Donovan, nella sua versione più instabile e sbandata, o addirittura i Beatles più lisergici (l’opening ricorda, in qualche modo, “Strawberry fields forever”). Per rimanere ai nostri giorni, e al nostro paese, sono identificabili tracce di Yo Yo Mundi e Bandabardò, anche se non tutti i pezzi sono così apertamente allegri e scanzonati. Ci sono anche tempi e modi di dilatare l’impasto sonoro e renderlo, in qualche modo, più intimista, aiutato, in questo senso, da testi ben sopra la media.

Quindi un lavoro riuscito l’esordio dei Contradamerla. Il loro è un patchwork ben costruito, intelligente, saldamente ancorato, comunque sia, alla tradizione rock. Certo, di aspetti da migliorare ce ne sono. E quello più lampante è relativo alla voce di Giampaolo Paticchio, che potrebbe dare qualcosa in più, specie dal punto di vista dell’espressività.

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La recensione di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2002-06-20 00:00:00

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