11/02/2013

Come non mai in questi tempi di smarrimento generale delle idee, di rivoltanza verso le abitudini politiche e di nichilismo cronico rivolto al futuro, la musica dei Proclama mette nero su bianco le inquietudini dell'uomo medio. Paura e difficoltà nel trovare una propria identità anche solo guardandosi allo specchio appaiono esemplari nei titoli delle prime tre tracce dell'album: Sei deluso, Il mondo che non c'è, La commedia della vita, tracciano senza fraintendimenti le linee di un pensiero comune svilito e pieno di frustrazione. Musica di sottofondo di immancabili servizi di "denuncia" al telegiornale in cui malcapitati passanti vengono spronati con domande surreali a vomitare il proprio malcontento davanti alle telecamere giusto per occupare quattro minuti di messa in onda. Pornografia sociale.

“Sei deluso da quello che sei / non hai concluso nulla nei tuoi piani mai / ed ora vuoi colpire dio” si ascolta nella parte di cantato in italiano del primo brano, parole cupe con le quali ci si condanna per non essere riusciti a diventare qualcuno o qualcosa in grado di smuovere il mondo intorno, ci si perde nel fallimento e, quasi a voler scappare da tutto questo si incolpa Dio. Sì perchè anche l'ateo più convinto quando si trova inchiodato con le spalle al muro dalla vita, uno sguardo verso l'alto lo butta sempre, anche per caso.

L'incalzante giro di batteria che segue apre la porta alla ricerca, quindi, di Nuovi dei. Se il Padre eterno non basta più, allora vale la pena di trovare nuove luci, nuove speranze, immergendosi senza timore nel peccato che, su di un tappeto di violini e campionamenti conduce al sollievo. In questo pezzo si coglie tutta la capacità musicale dei Proclama, fatta di variazioni sul tema post rock, tra arpeggi e passaggi noise alla Giardini di Mirò. La voce di Giorgio, il cantante, ricorda il primo Cristiano Godano, a tratti Emidio Clementi, cadenzato e chiaro nelle parole.

La tensione che scaturisce dai testi di questa prima parte dell'album porta alla dannazione oltre che di se stessi anche del tempo, a volte diritto e sfuggente come un'autostrada senza uscite, impossibile da arrestare per riflettere sulle cose, poi un riff di chitarra fatto di poche note secche e plastiche schiaccia l'ascoltatore contro un'unica certezza:“non ci sono più eroi / la tua vita è un istante che si spezza”. La sesta traccia, fatta di rock puro e semplice trasforma ogni grido di resurrezione in una mera visione utopistica del presente, difficile che un assolo di chitarra riesca a risollevare le sorti di un contesto ormai oppresso e povero di idee. 

L'album si chiude con "Di certo unici", una canzone d'amore verso una donna idealizzata come libertà della prigione del momento. Se tutto intorno è decadente, se non ci sono appigli solidi per risollevarsi è naturale ricorrere all'istinto di sopravvivenza, fatto di incubi sì, ma pur sempre l'unica risorsa possibile. Il Proclama recita: qui ed ora non ci sono speranze, ma noi esistiamo e dobbiamo vivere. Comunque.

Un disco dalla grande forza evocativa.

 

Tracklist

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