Gabriel Sternberg Phantomschmerz 2012 - Cantautoriale, Indie, Shoegaze

Disco della settimanaPhantomschmerz precedente precedente

Una seduta di autoanalisi che trae spunto da un malessere interiore, che poi è quello di tutti coloro che non riescono a sincronizzare il proprio sorriso con le risate cafone dei tempi.

Quando canta, Gabriel Sternberg lo fa con una voce sottile e sgranata come il sussurro di un moribondo, quasi che quei versi fossero verità personali così profonde e intime da lasciarlo totalmente sfinito di fronte al microfono. E quando suona la chitarra, lo fa schivando qualsiasi accordo in maggiore, come se essere felici fosse una colpa insostenibile per un musicista.

Anche il titolo scelto per il nuovo - bel - lavoro suggerisce una sorta di vivisezione di se stesso. "Phantomschmerz", spiega Sternberg, è "quel dolore che si prova quando si viene amputati di una parte del corpo". In maniera più metaforica e meno brutale, in queste dieci tracce il cantautore utilizza riverberi e drum machine per raccontare la sua cognizione del dolore.

“Phantomschmerz” è dunque una seduta di autoanalisi che trae spunto da un malessere interiore di Sternberg, che poi è quello di tutti coloro che non riescono a sincronizzare il proprio sorriso con le risate cafone dei tempi moderni. Un pugno di brani che confermano l’ispirazione profonda, intensa e a tratti formidabile di questo compositore dal gran talento, le cui ballate si arricchiscono di sfumature sempre più dream pop.

L'artista gioca molto sulla reiterazione. Costruisce trame sonore minimali da songwriter consumato e lentamente le irrobustisce di fruscii, tastiere e leggere distorsioni dal taglio shoegaze. E sono applausi: “Halfway Between Us” è pura commozione slowcore per trentenni dal sospiro facile, “Photograh” è una serenata triste dal prologo folk e dall'epilogo ambient, mentre "Don't Ask" è quanto di più - relativamente - sbarazzino possa tirare fuori un animo inquieto. "Phantomschmerz" è il miglior disco di Sternberg. La cosa bella è che ha ancora ampi margini per poter comporre il suo capolavoro. Possiamo solo immaginare quali meraviglie saprà regalarci in futuro.

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La recensione Phantomschmerz di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-09-10 00:00:00

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