27/12/2012

I Pagliaccio sono piemontesi, ma sono gli ultimi dei romani, nel senso che sono gli ultimi figli di quella scuola cantautorale anni '90. Un gruppo di musicisti, normalmente individuati nella triade Silvestri-Gazzé-Fabi, che decise - più o meno consapevolmente - di dare una svolta all'ormai trentennale tradizione della canzone d'autore, iniettandole robuste dosi di pop e una levità che fino a quel momento si era avvertita solo a tratti. Il risultato furono canzoni non pesanti ma mai vuote di significato, in una parola: leggerezza.

Quella stessa leggerezza che si trova in "Eroironico", un album che scorre veloce lungo le sue undici tracce senza un momento di noia. Si tratta di pop al 100%, la cui carta d'intenti viene stesa nel primo pezzo: "vedo il mondo come pare a me senza costume / senza cantautori e con più affetto". I Pagliaccio rigettano con forza l'idea del cantautore lo-fi tormentato alla Vasco Brondi, scegliendo una strada che li porta ad affrontare temi come la raccolta differenziata o le vacanze estive da un punto di vista sempre laterale, mai scontato. "Eroironico" è una carrellata di buone canzoni, con alcuni ottimi picchi ("Irresponsabile" e "Zerbino" su tutte) e un paio di scivoloni che comunque non raggiungono tragiche vette negative, come "Giocherellone" e "Fannullone", che danno prurito già dal titolo.

Così come un po' di prurito lo dà il nome e l'immagine generale che vuole darsi la band, che si presenta con occhiali ironici e papillon, una scelta che li espone all'istante al rischio stucchevolezza e inautenticità. Continuando a fare le pulci, le undici tracce pagano linee vocali e un cantato spesso molto simili, mentre a livello di arrangiamenti non sarebbe certo un danno un uso più massiccio di synth. Ma, come detto, si tratta di fare le pulci, perché questo è un signor disco pop e i Pagliaccio una band che può dare belle soddisfazioni. E che meriterebbe di passare in radio a nastro, ma questo è un discorso vecchio.

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