18/12/2012

Quando devo raccontare del nuovo lavoro di una band, il mio primo obiettivo è quello di non arrivare mai impreparato. Non sempre, con tutta la buona volontà che ci si possa mettere e con lo strumento internet a disposizione, i buoni propositi si realizzano al 100%, ma spero si apprezzi lo sforzo.

Così, anche nel caso di questo EP, è d'obbligo sfogliare l'archivio di Rockit, quantomeno per avere un'idea della provenienza geografica del gruppo. Scopro però, contemporaneamente, che dei Mantram ce ne eravamo occupati a inizio 2008, affidandoci alla penna di Stefano Fanti, il quale scriveva - molto saggiamente - che «il problema dei Mantram è che proprio non si capisce da che parte vogliano andare. Suonano un crossover che tocca un pop-rock radiofonico senza troppe pretese, con ritornelli morbidi morbidi e atmosfere da Tokyo Hotel. Un protonumetal che vorrebbe assomigliare ai System Of A Down ma senza riuscirci, con un po' di Faith No More qua e un po' di grunge coi denti da latte là, senza alcun tipo di omogeneità o direzione».

Ecco, da allora sono passati 4 anni abbondanti e di progressi non se ne vedono. Anzi, delle due ci pare vengano meno i riferimenti più nobili della critica precedente (ovvero le band capitanate rispettivamente da Serj Tankian e Mike Patton) a favore di un approccio verso il genere metal molto più conservatore. Certo, è tutto ben suonato e formalmente impeccabile, ma non basta per (tornando a citare il collega Stefano Fanti) "[...] trovare una strada propria, un suono personale, che riesca a dimostrarsi risultato di un percorso artistico individuale".

Evito di scrivere eventuali consigli per il futuro: ripeterei concetti a dir poco prevedibili.

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La recensione Mantram - Recensione - Time to run di Faustiko Murizzi è apparsa su Rockit.it il 18/07/2019

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