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RECENSIONE
02/10/2012

Sono desolato ma ho difficoltà ad ascoltare questo genere musicale. Questa mia problematica scaturisce dai ricordi d'adolescenza, dalle band di rock italiano che emulavano la formula portata al successo dai Bon Jovi o dagli Skid Row, con il pesante bagaglio di tamarraggine tutta italiana e i testi in lingua madre che provocavano imbarazzo. Conservo il vivido ricordo degli Sharks che se ne vanno a Sanremo nell'89 e io, all'epoca dei fatti giovane metallaro, che li attendo come i nuovi Messia. Delusione cocente. Non mi sono più ripreso.

I Cinqueventi fanno decisamente parte di questa categoria. La voce ha un retrogusto Francesco Renga coi capelli lunghi, i musicisti hanno tecnica, non ci piove. Il gusto invece abita altrove. Le storie le avete già sentite: Johnny che prende il treno per fuggire da una vita cattiva, Miss Oneil che non sa cosa sia l'amore, "Quando vedo te, tutto s'accende in me.". Nel mezzo dell'album, un pezzo dance-rock con i synth, "Dancing with the devil", sembra rubato ad una pubblicità degli anni 90. Purtroppo non riscontro nessuna originalità in questo disco, né dal punto di vista testuale, nel quale siamo ai minimi termini dell'impegno, né da quello musicale, che incornicia la banalità con altrettanta banalità. Rimane la tecnica. Ma con quella, senza qualche buona idea di supporto, si va poco lontano.

Tracklist

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