04/12/2012

Seconda fatica discografica per il pugliese, ma bolognese d’adozione, Massimiliano Martines. Artista a tutto tondo, già autore di alcune raccolte di poesia e costantemente impegnato sul fronte teatrale (questo almeno stando a quel che si evince dalla sua biografia).

Naturalmente, comporre versi è un conto, cantarli ed inciderli con una band è tutta un’altra cosa. Spesso anzi, gli artisti “eclettici”, o, peggio ancora, “a 360 gradi” (definizioni queste che dovrebbero contemplare l’immediata fucilazione di coloro che se le attribuiscono) finiscono per essere deludenti allorquando si cimentano con la forma canzone.
Non è il caso di Massimiliano Martines.

“Meccanismo estetico” è un bel disco. Dieci brani che ricordano molto da vicino Tricarico. Non solo dal punto di vista della tecnica compositiva, ma anche in termini interpretativi, e financo contenutistici. Quasi un plagio, verrebbe da dire di primo acchito, e in tal senso è sufficiente sentire, ad esempio, la bellissima “Il mio universo”, pezzo questo cantato assieme ad un coro di voci bianche, per rendersene conto. Tuttavia al termine dell’ascolto non si ha l’impressione unica di essere di fronte a qualcosa di già sentito, perché le liriche di quasi tutti i brani sono credibili e in alcuni casi (“Quante quante quante quante”) arrivano ad essere cariche di notevolissima tensione poetica.

Certo, non tutte le dieci ciambelle sono riuscite col buco, e alcuni brani (“Sugli alberi” o “Frutta fresca”) sembrano essere il frutto di un autocompiacimento artistico del tutto fine a sé stesso. Anche “Le memorie di Adriano”, brano evidentemente ispirato all’omonima opera della Yourcenar non convince per scelta delle tematiche, ma qui si rischierebbe di aprire uno specioso dibattito sul fatto che la mancanza di ispirazione e di idee trova spesso comodo refugium peccatorum nella composizione di pezzi che omaggiano altre opere o addirittura ne riprendono i versi stessi.

Quel che preme, invece, è evidenziare che Massimiliano Martines è già un autore di spessore, e dal quale è lecito attendersi, per il futuro, qualcosa di ancor migliore, soprattutto se riuscirà ad individuare un produttore artistico che riesca a contenere gli istrionismi all'interno dei giusti binari.

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