10/11/2012

Sono dell’idea che, quando si sceglie il nome per la propria band, o come in questo caso, per il proprio progetto solista, occorra pensarci bene: un nome sbagliato penalizza quanto una falsa partenza. Chiedi A Monique sembra il titolo di un pornosoft da noleggio, e non incoraggia all’ascolto. Superato questo scoglio mettendo da parte qualunque pregiudizio, mi imbatto nella breve descrizione di questo lavoro: “Concept album basato sull'amore difficile con una donna affetta da schizzofrenia”. Ecco, aldilà della doppia zeta che potrebbe essere una svista, anche se la frase è talmente breve e inutile da dover essere almeno grammaticalmente ineccepibile, queste parole in qualche modo già rendono la pochezza espressiva che ti esploderà poi in pieno viso al momento della prima traccia.

Una roba rock difficilmente definibile, con schitarrate obsolete e liriche impossibili, ricerca disperata di rime baciate (“Corri contro il vento, senti il suo lamento… svendi il tuo talento, senti quel tormento”), immagini inquietanti e disgustose (“Col tuo corpo a terra la tua bava lenta scende e bagna la mia anima”), una sorta di summa dell’inaffrontabile. Per una serie di circostanze fortunate, era da tempo immemorabile che non mi capitava di recensire un lavoro così pessimo, e spero che queste poche righe fungano da sincero rito apotropaico per allontanare simili album dalla mia lista assegnazioni.

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La recensione Chiedi a Monique - Recensione - Chiedi a Monique di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 17/07/2019

Commenti (6)

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  • richitomb 12/11/2012 ore 18:42 @richitomb

    Colin, non so se sei l'autore di questo "Chiedi a Monique"...probabilmente si perchè il tuo commento mi sembra parecchio amareggiato e il tuo orgoglio decisamente ferito.

    Ora...io non discuto il nome della band come ha fatto il recensore, non mi interessa. Ma perchè chiedi di farti recensire il disco se poi non accetti critiche negative ? Se un sito di contenuti musicali come questo garantisse ad ogni demo e ad ogni band una recensione positiva, che esalta il prodotto in questione, il sito sarebbe finto ed inutile. Perderebbe tutto di senso.

    Sinceramente non capisco nemmeno questa cosa "del farsi recensire" la demo (critica non a te ma un pò alla generalità delle band emergenti che popolano la rete). Perchè lo fate ? Perchè pensate che questo sia una strada buona per farsi conoscere/avere visibilità/avvicinarsi ad un ipotetico successo ??? Non credo che i Radiohead abbiano mai chiesto una recensione. Hanno semplicemente prodotto musica che spacca/che ha ottenuto successo/e quindi è stata recensita...ma questa si chiama critica musicale.

    Dal momento che pubblichi musica in rete devi essere pronto ad ogni tipo di comment. E poi basta con questa cazzata dell'espressione artistica. Nessuno che chiede recensioni suona per il "bisogno" di "esprimersi" "artisticamente"...ma lo fa perchè vuole sfondare.

    Per concludere amico mio, ho ascoltato i pezzi e sinceramente anche a me non hanno fatto impazzire. Ma non te la prendere però...i gusti son gusti...

  • colin 13/11/2012 ore 15:10 @colin

    Assolutamente non me la prendo amico, dal momento che non sono l’autore del lavoro recensito, né conosco il vero autore.
    Sono un semplice utente-ascoltatore. In quanto tale ricevo, ovviamente, delle impressioni personali, che nella fattispecie del demo in questione, sono contrastanti: mi pare un’opera concettuale di non facile usufruizione, probabilmente poco immediata, ma allo stesso tempo riconosco il bisogno di espressione artistica e, laddove io possa vedere dei limiti, invece qualche altro utente né potrebbe trovare appagamento.
    Ciò per dire che bisognerebbe approcciarsi in modo molto attento a scrivere una recensione, partendo dal principio che prima di dare giudizi assoluti, si dovrebbe ragionare, e soprattutto, prima di stroncare un lavoro altrui, si acquisisca prima la necessaria esperienza.
    Contesto pertanto l’approccio valutativo di questi pseudo-esperti musicali.
    Altresì reputo che non debbano essere assolutamente vagliate solo recensioni positive, ma ci sono molti modo per criticare ed esprimere opinioni.
    Alcune (es. “lavoro pessimo”, “canzone brutta”, ecc) sono semplicemente di cattivo gusto, e si poggiano su un livello culturale astioso, egoistico e infimo. Insomma, se ne parliamo da amici al bar è un conto, se decidiamo di farne una recensione su un portale musicale, che si faccia con profondità di vedute.
    Tutto qua !
    È un’opinione, di certo criticabile anche questa.

  • Giuseppe Catani 22/11/2012 ore 11:12 @giuseppecatani

    forse lavoro del cazzo e canzone di merda sono opionioni di cattivo gusto, ma lavoro pessimo e canzone brutta, oggettivamente, non mi sembrano tali. comunque anche me queste 4 canzoni non hanno incantato. e mi fermo qui, non vorrei sembrare astioso, egoista o infimo.

  • Giuseppe Catani 22/11/2012 ore 11:15 @giuseppecatani

    neanche a me hanno incantato, sorry, ho la febbre. e poi non vorrei subire una reprimenda...

  • staygorgo 16/11/2013 ore 13:31 @staygorgo

    Avendo letto la brillante pagina di giornalismo di fronte alla qule ci troviamo, un commento di parte, del resto come l'articolo, ci pare doveroso e opportuno. come potremmo esimerci dal dare il nostro contributo al lavoro fatto, per i nemici degli amici. O forse sarebbe meglio chiamarlo lavoretto?
    Non sapevamo di trovarci di fronte a un'esperta di titoli di porno soft: in questo caso saremmo stati senz'altro più attenti nella scelta del titolo, facendo una ricerca dettagliata per correnti e gusti che più si addicono a un lavoro che sarebbe poi finito nelle mani del grande re-censore.
    Del resto, la nostra attenzione avrebbe dovuto riguardare diversi campi, se solo avessimo lontanemente immaginato le innumerevoli competenze di chi avrebbe dovuto farne una critica, che non si accontenta dell'attenta analisi dei testi, per poi stabilirne la qualità, ma si avventura, udite udite, in una valutazione della quantità e dell' utilità degli assoli in ogni brano. Sarebbe interessante capire quando e come le chitarre in assolo sono utili o inutili e nel caso, in quale quantità vadano inserite. Del resto, la presunzione con cui espone la sua valutazione, suona come quella di esperto assoluto nel campo, riconosciuto in ambienti ben più autorevoli di una rivista autogestita.
    Ma tant'è: in Italia si vive di autoreferenzialità e si diventa pubblicisti con la stessa facilità con cui evacuano i piccioni. E così capita anche di imbattersi in sfoghi nervosi e pettegoli, data l'origine del nervosismo che ben conosciamo, quasi fosse il proprio diario segreto, usando riviste, più o meno conosciute, per dar fondo alla propria quantità di insoddisfazione, dimenticadno quelle che sono le più basilari regole del giornalismo. Ma questa è un'altra storia, che ha tempi e luoghi per essere giudicata.
    Noi dal canto nostro facciamo un sentito e sincero augurio a quella che pare già brillare fra gli astri dei giornalisti disoccupati, illustri sconosciuti, di questo mondo che non li ha capiti.
    Lascio, sia pur parlando da parte dello staff, i miei errori di battitura, cosi avrà di che bacchettarci e di che parlare con i famosi amici per i quali ha fatto il lavoretto.

    Nina

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