Roberta Pagani Libera te 2013 - Cantautoriale, Elettronica, Pop rock

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Una miscela di classico e contemporaneo, sperimentazione di elettropop abbellito da una lirica virtuosa

Ho ascoltato il disco centinaia di volte prima di riuscire a comprenderlo e a digerirlo. Alla fine mi sono detta che si tratta di un crescendo di virtuosismi e liriche che impressionano sicuramente, ma non mi convincono del tutto. Roberta Pagani ha sicuramente un curriculum di tutto rispetto: conservatorio, diploma in canto classico, in Teoria e Solfeggio, in pianoforte complementare, in storia della musica e chi più ne ha più ne metta. Il risultato di tutte queste lodi e dell’incontro con il polistrumentista e arrangiatore HAL si sente senza dubbio ed è il quarto album “Libera Te”, che rappresenta la crescita stilistica e il distacco dai precedenti lavori. Il disco si avvicina, infatti, a suoni elettronici fortemente sperimentali, accompagnati da testi avveniristici che trattano temi sociali, sguardi intimistici e riflessioni romantiche. La stessa cantante definisce il suo uno stile neo romantico, con tematiche fortemente volute per far riflettere l’ascoltatore.

“Divoro pezzi di memoria / Distruggerò in un solo attimo quello che tu sei / Io mi nutrirò del tuo tempo” in “Virus” che vuole mettere in guardia un uomo asservito alla società, “Il branco lavora / L’inconscio urla / Re uccisi dalle urla” in “La legge di Darwin” e “Prova ad ascoltare le vibrazioni nell’aria / Per riscoprire il colore / Di un platonico amore” in “Naturale”. Va da sé che i vari brani siano colmi di virtuosismi lirici, una voce sinuosa e morbida, ma allo stesso tempo altisonante. Ci troviamo di fronte a un synthpop-rock molto anglosassone, una miscela fra elettropop e sintetizzatori che rendono il tutto non definibile in uno stereotipo preciso. 

Il disco però, a mio avviso, non scorre bene: il binomio lirica/elettronica non è così ben digeribile come questa cantante vorrebbe far credere, direi piuttosto che c'è bisogno di un udito molto fine e ricercato. Ciò che a mio avviso manca è fluidità fra i vari elementi del disco. E' vero, le armi si basano sulla tecnica, e questa c'è, ma vediamo se arriverà quel certo non so che comprensibile anche da chi non è laureato in storia della musica.

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La recensione Libera te di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-06-19 00:00:00

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