Shopping Shopping EP 2012 - Cantautoriale, Rock, Folk

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La passione non basta, le idee devono essere chiare, altrimenti il risultato finale è irritante.

Dice il saggio che, quando si scrive di qualcosa, non si debba cedere alla prima impressione. Quello stesso saggio, però, sa bene che molte (troppe) volte, quella stessa impressione finisce per confermarsi anche dopo molti ascolti. Quella chitarra pizzicata così anni '90, l'elettrica sullo sfondo, una voce maschile che prova a elevarsi tra sofferenza intima alla Finardi, partecipazione stile Fossati e sforzo eroico alla Renga, per poi intrecciarsi con una femminile altrettanto gonfia di pathos. E questo è solo il primo brano, quello che porta alla fatale prima impressione. Ovvero un bel casino, tante idee che alla fine non ne partoriscono nemmeno una a fuoco.

Partiamo dall'assunto che a volte la passione non basta. Perché questo disco ha precise carenze per quanto riguarda la registrazione: strumenti che sembrano di cartone e abbandonati a loro stessi, la cosa più lontana dal creare un suono compatto che, seppur bisognoso di più sfumature, ti dia un'impronta rotonda e ti sappia spiegare precisamente cosa sia in grado di fare una band. E poi le carenze tecniche degli stessi musicisti: ne "L'essenza", chitarra acustica ed elettrica proprio non si parlano e procedono sfalsate, la voce cerca di colorare il tutto con un modulare renghiano ma non ci riesce, in "Notti d'africa" deve seguire una sezione ritmica obiettivamente più dinamica e complessa e finisce per rincorrerla con l'affanno. Eppure ha le sue particolarità: è pastosa, ricorda un Finardi ispirato per come riesce a cadenzare le parole, ma c'è tanto da lavorare sull'intonazione, è evidente.

Le canzoni viaggiano tra cuore, fantasie extracontinentali e rabbia politica. Avete presente "Ho imparato a sognare" dei Negrita? Quella malinconia lì, quelle polaroid estemporanee che possono funzionare perchè riescono a catturare un particolare stato d'animo, beccando insieme dettagli e qualche immagine ben scritta. Ma bisogna essere bravi e, soprattutto, non puoi farlo per un intero disco e qui ci sono poche storie e tanti sfoghi a cuore aperto. E, come vi dicevo prima, c'è coinvolgimento, lo percepisci da come in "Ho provato" lui proprio non riesca a trattenersi e già dopo il primo minuto si butti su una fitta serie di parole, fino quando il crescendo della musica lo copre completamente.

Il problema vero è che nulla di tutto questo sembra riuscito: come si diceva prima, è un gran casino. La passione non basta, le idee devono essere chiare, altrimenti il risultato finale è irritante. E la prima impressione finisce per essere la stessa dell'ultima.

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La recensione Shopping EP di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-11-07 00:00:00

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