29/08/2002

In un panorama punk dove, non mi stancherò mai di ripetere, all’aumentare delle band non corrisponde un innalzamento del livello qualitativo, le uscite di questi ultimi mesi sembrano risollevare un po’ la situazione. Non foss’altro che i detentori dell’ipotetica leadership del genere riescano a mantenere una coerenza inossidabile sul piano artistico senza però, per forza di cose, mostrare la corda - come successo, invece, a molti colleghi che battono le solite, logore strade del folk (e della retorica).

Fra i portabandiera del genere è indispensabile perciò annotare i Peter Punk, i quali, anche solo per la coerenza e la militanza, meriterebbero rispetto se commettessero qualche passo falso. Ma di fatto questo nuovo episodio li conferma ad altissimi livelli, pur non spostando di una sola virgola la formula musicale. Stesso identico discorso per quanto riguarda le liriche, da sempre legate sia a situazioni vissute dai Nostri (“Frankestein G.M.”, “Indipendente”, “Peter Punk”) che a tematiche sociali di vario tipo: la politica (“Il rappresentante”, “Nero su bianco”, “UTOPIA”, “Senza tetto”, “Interessi”), il business sanremese della discografia (“S. Remo”), l’apparire piuttosto che l’essere (“Peso forma”), la questione del servizio militare (“Obbligato dallo Stato”) e persino l’hobby (?) della caccia (“Senza cuore”).

Troverete insomma diversi buoni motivi per portarvi a casa un disco che finalmente ci riconcilia col punk come pochi altri (gruppi sanno fare). E tanto basta per spendere i 13 euro che i ripetuti ascolti vi ripagheranno ampiamente.

Commenti (1)

  • mivarpalace 11/11/2010 ore 23:57 @mivarpalace

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